
Si può uscire dalla criminalità organizzata? E al tempo stesso si possono definitivamente rompere i ponti con la propria famiglia di origine? Che per chi fa parte della ndrangheta è alla base di tutto il proprio ecosistema criminale?
Secondo la pellicola firmata da Daniele Vicari che in passato ha diretto la serie TV con Matteo Martari: L’Alligatore (id.; 2020), dedicata all’omonimo personaggio letterario di Massimo Carlotto, e alcune tra le pellicole più interessanti del panorama italiano, senza particolari sovraesposizioni e senza derive da commedia all’italiana, la risposta parrebbe decisamente affermativa, ma non senza scelte che si ritorceranno contro un protagonista impersonato dal trentatreenne Gabriel Montesi, che per tutta la vita ha dovuto accettare le scelte di un padre padrone con le fattezze di Vinicio Marchioni, appesantitosi per ragioni di scena, e autore di una prova maiuscola.
Siamo a metà dei ‘70 e Montesi, nei panni di Antonio Zagari, esegue omicidi per la propria famiglia, ovvero una delle ‘ndrine trapiantate a nord Italia, per la precisione a Buguggiate, in provincia di Varese, dove per conto dei boss di Gioia Tauro estorcono, rapiscono e regolano conti interni. La vita di Antonio cambia quando una volta finito in carcere decide di recidere i ponti con il suo passato e per farlo darà vita a un’autobiografia che vuota il sacco su tutta la sua esistenza criminale. Oggi Zagari dopo anni passati sotto protezione non è più in vita, perché deceduto (o forse ucciso?) a causa di un incidente stradale.
Assieme a Montesi, che dona al protagonista tutte le contraddizioni alle quali lo ha da sempre sottoposto la sua famiglia: inadatto a uccidere, perché terrorizzato dal sangue, così come impossibilitato di sentirsi Lombardo fra i Lombardi e Calabrese nella sua terra di origine e al già citato Marchioni, si aggiunge Rocco Papaleo, che per una volta si sveste dei panni di attore brillante per diventare Don Peppino Pesce, ovvero un boss malavitoso fin troppo credibile.
Pellicola che pecca in un eccessivo didascalismo nel descrivere scelte e avvenimenti senza particolari approfondimenti sulle contraddizioni di un uomo che ha vissuto con evidente difficoltà l’abbandono delle proprie abitudini e la presa di coscienza di chi avesse di fronte.



