Cape Fear – Il promontorio della paura, di Martin Scorsese

a cura di Ciro Andreotti

Sam Bowden, avvocato penalista che risiede con la famiglia a New Essex, piccola città del North Carolina, viene avvicinato da Max Cady, suo ex cliente condannato a quattordici anni di carcere per lo stupro di una minorenne. Cady è sicuro che Bowden non abbia fatto tutto il possibile per farlo scagionare e per questo vuole vendicarsi di lui e della sua famiglia.

Martin Scorsese firma il suo capolavoro più inquietante prendendo il posto inizialmente occupato da Steven Spielberg, passato in fase produttiva con la sua Amblin. Spielberg, che nel soggetto tratto dal romanzo the Executioners di John D. MacDonald e dalla precedente pellicola firmata da J. Lee Thompson: Il promontorio della paura (Cape Fear; 1962), aveva intravisto un possibile successo al botteghino, consigliò al regista di Toro Scatenato (Raging Bull; 1980) di prenderne il posto a causa dell’imminente impegno per la realizzazione di Schindler’s List – La lista di Schindler (Schindler’s List.; 1993). Dal canto suo Scorsese, non del tutto convinto dall’utilizzo di un soggetto già sfruttato e dall’aurea di perfezione della famiglia Bowden, decise di accettare non prima di aver affidato la sceneggiatura a Wesley Strick, il quale, su suo input, umanizzò i Bowden creando fra loro un legame pieno di litigi, segreti e ombre, e creando quindi quel clima di fragilità sul quale poter innestare la vendetta di un uomo spietato. Scomodando per la settima volta Robert De Niro e trasformandolo in un nuovo tipo di psicopatico; dotato di una voce bassa, calma, suadente, ma non per questo meno folle del Travis Bickle di Taxi Driver (id.; 1976). Ma se nel caso di Bickle era stato il ritorno dal Vietnam a fargli perdere il lume della ragione, trasformandolo in un uomo solitario in una New York nella quale non si riconosceva più. In tal caso è qualche cosa di molto più criminale e meno involontario. Perché Max Cady è prima di tutto uno stupratore di minori e successivamente un ex galeotto che ha plasmato il proprio corpo con ore a sollevare pesi e a dipingersi con tatuaggi ispirati a vendetta e perdono. Un pentecostale che cita i salmi a memoria, utili per dare libero sfogo alla propria rabbia e a un desiderio di vendetta mai nascosto. Un semianalfabeta che nel periodo trascorso in un carcere di massima sicurezza ha avuto il tempo per acculturarsi e visionare le carte del proprio processo, scoprendo le negligenze del suo ex avvocato.

Per la parte dell’alter ego di De Niro, Scorsese decise di affidare a Nick Nolte il ruolo di Sam Bowden, scelto al posto di Harrison Ford che avrebbe preferito impersonare il ruolo del villain ormai assegnato, e che venne fatto dimagrire per risultare ancor più indifeso di fronte alla fisicità del suo avversario. Jessica Lange in quello della moglie Leigh, e aggiungendo ai due una poco più che diciassettenne Juliette Lewis, per il ruolo della figlia Danielle, capace di una recitazione mai sopra le righe, ma perfettamente centrata, perché in perenne bilico fra i dubbi adolescenziali e l’arrivo dell’età adulta, che seppe valergli la candidatura come non protagonista alla notte degli Oscar 1992.

De Niro, candidato anch’egli agli Oscar come miglior protagonista maschile, riuscì a entrare negli incubi del pubblico grazie alla solita interpretazione maniacale che lo segnò sia nel corpo, sia nella mente. Per calarsi nel personaggio lesse e visionò numerose testimonianze di veri psicopatici, violentò il proprio corpo con ore di allenamento e soprattutto decise di farsi modificare la dentatura per poter risultare ancora più minaccioso. Basti pensare che Robert Mitchum, il Max Cady della pellicola del ’62, qui presente in un cameo; non volle mai vedere il film di Scorsese, per non scoprire di essere stato un villain meno inquietante rispetto all’attore Newyorkese.

A breve Cape Fear tornerà su Apple TV + sotto forma di una mini serie composta da dieci episodi. Come nel caso del film del 1962 il confronto con il precedente remake potrebbe essere ingeneroso. E per il Max Cady di Javier Bardem si parte già con un evidente gap rispetto al suo predecessore.

Cape Fear. Il promontorio della paura (Cape Fear). USA, 1991 Regia di: Martin Scorsese Genere: Thriller, Drammatico Durata: 125′ Cast: Robert De Niro, Nick Nolte, Jessica Lange, Juliette Lewis, Robert Mitchum, Gregory Peck Fotografia: Freddie Francis Montaggio: Thelma Schoonmaker Musiche: Elmer Bernstein Soggetto: John D. MacDonald, James R. Webb Sceneggiatura: Wesley Strick Produttore: Amblin Entertaiment, Cappa Films, Tribeca Productions, Universal Pictures Distribuzione: Universal Pictures.

Cape Fear – Il promontorio della paura, di Martin Scorsese

Valutazione finale: 7 / 10