
Un documentario che il duo di documentaristi, e prima ancora aiuto registi e sceneggiatori, Ferzetti e Giagni, hanno desiderato scrivere e dedicare a uno degli attori italiani più amati di sempre e che per una volta, dopo aver pubblicato i propri ricordi nell’autobiografia La casa sopra ai portici (id.; 2012 – Bompiani), riguardante la sua vita famigliare, decide di fare attraversare al pubblico proprio quella casa, un’abitazione però ormai spoglia, deserta dopo la scomparsa del padre Mario.
Gli spettatori potranno quindi entrare attraverso il portone ligneo di ‘casa Verdone’ in maniera fisica, visuale e non più in maniera descrittiva e sulle pagine di un romanzo. Entrando accompagnati da un uomo in vena di ricordi personali: Quelli della scuola, gli esordi in TV, passando attraverso il cinema, grazie alle testimonianze dei membri della propria famiglia: i figli Giulia e Paolo, il fratello Luca, lo stesso Mario Verdone e anche grazie alle persone e le maestranze che con lui hanno potuto dividere il set: gli sceneggiatori, gli aiuto registi, i cameraman, le truccatrici.
Non mancano poi le interviste a colleghi, attori e attrici, apparsi al suo fianco sul grande schermo da Toni Servillo a Claudia Gerini. Da Laura Morante a Pierfrancesco Favino. Da Marco Giallini e Margherita Buy, per finire con i critici che non per forza con Verdone hanno impiegato i ‘guanti di velluto’ ma che sono in grado di separare le opinioni sull’attore rispetto a quelle riguardanti il regista, visto a volte come:
“Non un ottimo regista ma comunque capace di catturare i gusti della gente essendo in grado di sezionare ed esasperare alla perfezione i tic delle persone che incontra”.
Un documentario quindi altamente descrittivo, andato in sala solamente per tre giorni (dal 3 al 5 giugno 2013) negli Space cinema di tutta Italia, e oggi recuperabile in DVD e Blu Ray con ulteriori scene tagliate e backstage intriganti. Capace di precedere di quasi due lustri: Vita da Carlo (id.; 2021 – 2025) serie distribuita su Prime Video e Paramount + che però ci ha restituito un uomo le cui azioni sono filtrate da una sceneggiatura e quindi al centro di una narrazione che per quanto accattivante è frutto di pura finzione. Qui invece siamo al cospetto di un Verdone capace di portare il pubblico nel proprio mondo, sia privato che professionale, dimostrando, come se ce ne fosse bisogno, che da oltre quarant’anni sia fra i pochi artisti in grado di esasperare tic e nevrosi di noi italiani per farci riflettere su noi stessi.



