Cattive compagnie, di Curtis Hanson

a cura di Ciro Andreotti

Michael Boll, analista economico di una prestigiosa società di Los Angeles, durante una notte passata in un locale alla moda, fa la conoscenza di Alex, un uomo estroverso che ai suoi occhi appare come molto determinato e per questo diverso da lui. I due iniziano a frequentarsi, ma sotto una superficie di normalità, confidenze e amicizia, Alex nasconde ben altro.

Molto prima che Fight Club (id.; 1999) diventasse parte del nostro immaginario, sia letterario che cinematografico, James Spader, impiegato modello di una grande multinazionale, con fidanzata in attesa di convolare a nozze (l’attrice Lisa Zane), terminò fra le acuminate grinfie di un antesignano di Tyler Durden, in tal caso dotato non del volto di Brad Pitt, ma di quello ben poco luciferino, e per questo molto pericoloso, di un Rob Lowe estremamente adeguato per essere coprotagonista di una storia dark, a tinte molto forti. Lo stesso Lowe difatti era un personaggio ambiguo delle notti californiane. Vittima di quegli eccessi che ne avevano minato, a suon di scandali, una reputazione costruita nel corso degli anni ‘80, per una carriera che pareva in rampa di lancio e degna proprio del successo che avrebbe investito Brad Pitt. Ma che nello specifico gli permise di calarsi perfettamente nel ruolo dello spietato e mefistofelico Alex.

Al contrario del film interpretato da Norton e Pitt, in tal caso non si vuole migliorare il pianeta che ci circonda, fondando circoli di Boxe clandestina per annoiati colletti bianchi, ma si vuole molto più candidamente sfruttare il proprio egoismo per avere il meglio dalla propria vita: la ragazza più attraente, il lavoro meglio retribuito e ancora meglio se quest’ultimo viene soffiato al collega antipatico e arrivista. La pellicola diretta da Curtis Hanson divenne sia un thriller mozzafiato ma anche un inno allo Yuppismo dei ‘90, nel quale i protagonisti attraversano un tourbillon di locali alla moda di una Los Angeles notturna come solo i romanzi di Breat Easton Ellis ci avevano saputo offrire.

James Spader nel ruolo di Michael, a lungo ignorato come protagonista del cinema di Hollywood, è splendido come solamente in Sesso Bugie e Video Tape (Sex, Lies, and Videotape; 1989) di Soderbergh e in Secretary (id.; 2002) lo avevamo visto. Mentre Lowe, come detto, interpreta un personaggio del quale difficilmente e in breve tempo ci si potrà liberare.

Hanson, che successivamente firmò e diresse anche blockbuster come L.A. Confidential (id.; 1997) e 8 Mile (id.; 2002), dirige con maestria un thriller ai più sconosciuto, ma che consigliamo di recuperare; capace a inizio ‘90 di fotografare fedelmente l’epoca post moderna nella quale parte della società USA continuava a immergersi e che all’epoca dell’uscita suscitò un discreto scandalo per come descriveva sia gli hobby, sia la figura dei giovani e rampanti trentenni americani, in bilico fra locali alla moda, lavoro e copiose dosi di cinismo.

Cattive compagnie (Bad Influences) USA, 1990 Regia di: Curtis Hanson. Genere: Drammatico. Durata: 100′ Cast: James Spader, Rob Lowe, Lisa Zane, Kathleen Wilhoite, Christian Clemenson, Marcia Cross Fotografia: Robert Elswit Montaggio: Bonnie Koehler Musiche: Trevor Jones Soggetto: Curtis Hanson Sceneggiatura: David Koepp Produttore: Epic Productions, Producer Representatives Organization Distribuzione: Artisti Associati International

Cattive compagnie, di Curtis Hanson

Valutazione finale: 7 /10