Samuele, Max e Irma sono tre ex compagni di liceo accomunati dal destino di essere “non raccomandati”. Samuele è un ricercatore universitario, Max un giornalista e Irma un medico di base. A causa della presenza di un esercito di raccomandati, che regolarmente passa loro davanti in graduatoria, i tre perdono regolarmente le rispettive occasioni lavorative. Per riprendersi i loro diritti i tre creano il gruppo “I Pirati del merito” volto a combattere sia chi li ha scavalcati in graduatoria, sia tutti i raccomandati.

Poco prima di Sidney Sibilia con l’inizio della trilogia di Smetto quando voglio (id.; 2014), il regista, sceneggiatore di cinema, e ancor prima di fumetti, Giambattista Avellino decise di parlare di laureati sottopagati e con carriere sottodimensionate, scatenandosi ancora una volta all’interno del medesimo genere che gli ha fruttato successi di critica e incassi con il duo Ficarra e Picone, ovvero la commedia all’italiana che non s’abbandona alla facile risata. Perché per quanto il film firmato assieme all’autore e sceneggiatore Fabio Bonifacci, possa risultare sia surreale, che macchiettistico, riesce a narrare efficacemente una vicenda che sa intercettare gran parte dei mali dell’Italia d’oggi, ovvero il malcostume di raccomandare parenti e amici senza verificarne le capacità. E non importa che si stia parlando di didattica, giornalismo o della sanità. Ed è per questo che seguiamo le vicende di tre ex compagni di classe, ottimamente interpretati da Paolo Ruffini, in un ruolo che lo allontana dai film di matrice natalizia, dalla comicità più grassa, e per una volta in grado di esaltarne le capacità attoriali; da Luca Argentero e da Paola Cortellesi. Tutti e tre bravi ma sfortunati perché non raccomandati e per questo regolarmente penalizzati nelle rispettive vite lavorative, tutte abbracciate e fotografate da una battuta al vetriolo di Giorgio Albertazzi che, nel ruolo di preside di facoltà, si trova a domandare se ci fosse mai stato un concorso non pilotato o “aggiustato” con favori ai soliti noti.
Il resto del cast, composto da ottimi attori, fra i quali spiccano il già citato Albertazzi, alla sua terzultima pellicola, e Roberto Citran, uniti ad altrettanti solidi caratteristi, come il duo di poliziotti composto da Max Mazzotta ed Edoardo Gabbriellini, si muove veloce e attento all’interno di una sceneggiatura ben strutturata e incapace di momenti di pausa, nella quale tutte le tessere del puzzle orchestrato da Bonifacci e Avellino s’incastrano perfettamente portando a un epilogo non buonista, ma realista e al tempo stesso carico di speranza.



