
Nel 2011 il regista Seth Gordon in precedenza noto per il documentario omonimo dedicato al gruppo punk-rock New York Doll (id.; 2005) citò apertamente la trama di Delitto per delitto (Strangers on a Train; 1951) diretto da Alfred Hitchcock riuscendo a scuotere l’ovattata quiete del cinema di metà agosto grazie a una pellicola dalla trama tutt’altro che scontata, nonostante un incipit altisonante ma trasformato quasi immediatamente in una commedia capace di scardinare, come se ce ne fosse bisogno, il sogno lavorativo a stelle e strisce.
A rappresentare il trio d’ inseparabili amici, vessati dai rispettivi ‘Horrible Bosses’, del titolo originale, sono Jason Bateman, Jason Sudeikis e Charlie Day tutti e tre capaci di dare vita a scene slapstick, paradossali che se per Sudekis e Day, attori notoriamente brillanti, possono risultare facilmente proponibili, offrono a Bateman la possibilità di tornare alle orgini della carriera quando evoluiva nella sitcom Il mio amico Ricky (Silver Spoons; 1982-1987) come spalla comica di Rick Schroder e Alfonso Ribeiro.
Nel cast, a straziare le giornate dei tre assassini improvvisati, un Kevin Spacey, all’epoca ancora in forte ascesa nel patinato mondo di Hollywood, capace di offrirci una figura di capo ovviamente disprezzabile, al quale fanno da eco un irriconoscibile Colin Farrell. Donald Sutherland, nel ruolo del padre di quest’ultimo. Jamie Foxx, in un veloce cameo ovviamente e brillantemente comico. E la ninfomane dottoressa Harris, interpretata da Jennifer Aniston. Il tutto condito da situazioni esilaranti e una trama che non sfocia mai in situazioni volgari e che ricorda una versione d’ufficio di Una Notte da Leoni (The Hangover; 2009), con il dopo sbornia sostituito da un progetto decisamente più riprovevole.
A distanza di tre anni uscì un sequel che desiderava cavalcare le medesime e fortunate onde solcate dal primo capitolo. In cabina di regia non più Gordon ma il regista, e soprattutto sceneggiatore, Sean Anders e cast che venne confermato a furore di popolo. L’esito al botteghino non fu però altrettanto incoraggiante, e con lui anche la critica di chi dovette stroncare il ritorno dei tre inseparabili amici, a dimostrazione che certi film dovrebbero rimanere un felice unicum.



