A New York una scia di sangue sta colpendo i frequentatori di club omosessuali. L’agente Steve Burns, avendo le medesime caratteristiche di tutte le vittime, viene fatto infiltrare nell’ambiente sadomaso per poter fermare quello che s’immagina essere un serial killer.

Ancora una volta nel ruolo d’infiltrato. Esattamente come avvenne nel 1973 in occasione dell’uscita di Serpico (id.;1973). Al Pacino si mostra come autore di una nuova prova efficace, misurata, calata in un contesto tetro, lugubre e clandestino; numerose le scene girate nel buio dei locali, di parchi e angoli di strada. Un Pacino al servizio di una pellicola nata non certo sotto i migliori auspici, perché vista come una critica aspra e macchiettistica della comunità gay, e che radunò in tal senso sia l’approvazione di alcuni esponenti, che si videro per una volta messi al centro di una descrizione non vissuta come necessariamente negativa. Ma anche critiche feroci da parte di altri, per come la comunità era stata dipinta come vittima di pulsioni perverse. Ma anche una pellicola che impiega la comunità omosessuale, e in particolare quella dei club sadomaso, come espediente narrativo per narrare di altro. Di una scia di omicidi difficili da risolvere e come modo per raccontare la ricerca d’identità di un eterosessuale, che per tutto il corso del film s’interrogherà su di sè.
Una comunità, quella dei locali del Greenwich, dedita ad abbigliamenti in lattice e a incontri clandestini – il titolo indica la pratica degli incontri omosessuali consumati in luoghi appartati e di fortuna – e una prova, quella di Pacino, solida, ma al tempo stesso differente rispetto a quella che lo coinvolse sette anni prima. Steve Burns infatti non ha la medesima cattiveria di Frank Serpico. È un uomo che svolge il proprio lavoro in maniera concentrata, puntuale, precisa, ma senza il medesimo senso di giustizia. Un agente convinto suo malgrado a infiltrarsi in un ambiente che non conosce e solamente per via della similitudine fisica che l’accomuna alle vittime di un presunto serial killer che colpisce i frequentatori del sottobosco sadomaso, ambiente che lo sconvolgerà personalmente fino a fargli mettere in dubbio la sua stessa natura. Paul Sorvino nei panni del capitano Edelson, divide con Pacino il ruolo di co – protagonista, impersonando un agente vecchio stampo che evita giudizi morali riguardo alle vittime e all’ambiente, ma che vuole solamente arrivare alla soluzione di un caso molto intricato.

Pellicola da riscoprire per vedere alcuni colpi di scena, applicati al genere thriller, che hanno reso celebre il cinema di William Friedkin e versione della pellicola che subì nel tempo differenti tagli e rimaneggiamenti, per evitare offese gratuite alla comunità gay, fino alla versione definitiva uscita in DVD del 2007.
Cruising (id.). Germania Ovest – USA, 1980 Regia di: William Friedkin Genere: Thriller Durata: 100′ Cast: Al Pacino, Paul Sorvino, Karen Allen, Richard Cox, Jay Acovone, Barton Heyman, Joe Spinell, Allan Miller, Ed O’Neill Fotografia: James A. Contner Montaggio: Bud S.Smith Musiche: Jack Nitzsche Soggetto: Gerald Walker Sceneggiatura: William Friedkin Produttore: Lorimar Film Entertainment, Europaische Treuhand AG Distribuzione: Warner Bros.


