
La coproduzione fra Italia, Polonia e Spagna diretta dal trentacinquenne Gianluca Manzetti, reduce dal successo di critica con la sua opera prima, anche lei rigorosamente noir: Roma Blues (id.; 2023), torna a percorrere le medesime atmosfere del suo esordio, aggiungendovi un’ulteriore dose di adrenalina capace di far virare la pellicola verso una deriva decisamente claustrofobica e capace di richiamare la saga di Saw – l’enigmista. Difficile infatti non notare fra il franchise creato da James Wan e il film firmato anche dal regista Vincenzo Alfieri, non nuovo a contenuti dal retrogusto acre, delle forti similitudini dettate dalla reclusione forzata nella quale terminano i sei protagonisti. E poco importa se in questo caso la reclusione sia una libera scelta dei partecipanti al reality. Partecipanti impersonati in maniera credibile e volutamente odiosa, da un manipolo di attori non celebre ma efficace, tra i quali spiccano la Onlyfanser portata in scena da Matilde Gioli, e il calciatore che desidera rilanciarsi, impersonato dal trentino Luka Zunic, già visto al fianco di Alessandro Gassman in Non odiare (id.; 2020). Ai quali si aggiunge Gian Marco Tognazzi, nella parte dell’organizzatore di Dedalus.
Alla fine, pur in presenza della similitudine con la saga di Saw, il film, giocato su pochi ma significativi accorgimenti, riesce a imporsi grazie a un meccanismo ben oleato, capace di fare riflettere, se lo si desidera, in merito a come trascorriamo il nostro tempo al cospetto delle varie piattaforme social. E al tempo stesso facendo virare la trama, e con lei il reality, da modo per catturare l’attenzione del pubblico, potendo raggiungere numerosi nuovi follower, ovvero la benzina per chi vive di contenuti online, a trappola nella quale i sei protagonisti rimarranno invischiati come mosche nella tela di un ragno.



