
Il regista Matteo Garrone non più tardi di sette anni or sono, e prima di Io Capitano (id.; 2023), candidato al premio Oscar come miglior film straniero del 2024, portò sul grande schermo ‘il piccolo’ Marcello Fonte, scovato quasi per caso all’ingresso del cinema Palazzo di Roma, luogo che all’epoca lo vedeva ancora prestare servizio in qualità di custode. Vestendolo da (pseudo)mostro della porta accanto e completando alla fine la trilogia di alcuni casi di cronaca nera ripresi e riscritti a beneficio del grande schermo. Una trilogia iniziata con L’imbalsamatore (id.; 2002) e proseguita due anni più tardi con Primo Amore (id.; 2004). In questo caso è facile rivedere nel rapporto di amicizia che unisce Marcello e Simone, il caso De Negri, diventato noto come “il canaro della Magliana” e che a metà degli anni ’80 fece scalpore per la spietata vendetta alla quale questi sottopose un suo ex – complice.
Il Marcello portato sullo schermo da Fonte prende dal caso di cronaca solamente la professione del killer e poco altro. Trasformandosi in un uomo mite ma non immacolato. Fiducioso nella vita e nel prossimo. Ben voluto da tutti e assolutamente non incline alla violenza. Un padre diviso che per la figlia sarebbe pronto a tutto, ma anche un amante premuroso nei confronti del mondo dei cani, che ha saputo dargli di che vivere dignitosamente. Al tempo stesso, pur essendo uno spacciatore ben noto agli abitanti del quartiere, Marcello è anche uno sprovveduto che probabilmente non capisce chi si trova di fronte, ovvero un uomo – l’irriconoscibile e abilissimo Edoardo Pesce – che picchia ancor prima di riflettere e che ha la mente annebbiata dall’uso degli stupefacenti e rappresenta quanto di più vicino a quel regno animale che Marcello tanto apprezza.
Ancora una volta Garrone usa Castel Volturno, come già capitato in Gomorra (id.; 2008) e ne l’imbalsamatore, per immaginare la periferia degradata nella quale si muove l’umanità del quartiere, fra la sabbia e il mare, i parchi giochi deserti e i palazzi in perenne costruzione e frutto della speculazione edilizia.
Il lavoro del regista Romano rilegge la cronaca nera riuscendo a riproporla in chiave morale e personale, dando libero sfogo a una violenza psicologica e non fisica, attraverso lo sguardo di un uomo che solo alla fine capirà cosa significhi la vera solitudine a causa di una scelta non voluta. Eccellente tutto il cast fra i quali spiccano numerosi caratteristi di film di genere ‘periferico’ quali Francesco Acquaroli e lo scomparso Adamo Dionisi, oltre al già citato Edoardo Pesce capace di mutare le proprie sembianze e posture come solo i grandi attori sanno fare.



