È stata la mano di Dio, recensione del film di Paolo Sorrentino

È stata la mano di Dio, recensione del film di Paolo Sorrentino.

Paolo Sorrentino ci accomoda sul lettino dello psichiatra riuscendo, forse in via definitiva, a esorcizzare il ricordo di una famiglia medio borghese di Napoli, con padre dirigente di banca, dotato di una spiccata ironia, e una madre casalinga dedita a scherzi capaci di travolgerti con la propria crudeltà. Residenti al quartiere Vomero e genitori di tre figli appartenenti a differenti fasce anagrafiche: la figlia Daniela perennemente barricata in bagno. Marchino, aspirante comparsa di cinema e teorico attore, e infine Fabio, detto Fabietto, liceale sedicenne che nell’estate del 1984 pensa molto al teorico approdo di Diego Maradona in maglia azzurra e che cerca di immaginarsi in un futuro ancora troppo distante per essere progettato.

È stata la mano di Dio, recensione del film di Paolo Sorrentino
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Il titolo trae spunto dall’affermazione/intervista che proprio lo stesso Maradona diede alla rete segnata all’Inghilterra ai mondiali del Messico e quando il regista ne annunciò il titolo, mantenendo completo riserbo sulla trama, velocemente la mente corse a un nuovo biopic dedicato all’ex numero 10, reduce da una morte tragica e prematura e da mille risvolti che probabilmente ed esattamente come Silvio Berlusconi, avrebbero meritato di finire in un film. Al contrario Sorrentino approfitta del misunderstanding per fornirci spiegazioni sulla propria vita e solo marginalmente facendo entrare el diez dalla porta di servizio.

Una pellicola che incuriosisce e fa riflettere.

La trama si snoda attraverso una vicenda personale che con il mondo della pelota ha poco a che fare. Lungo i vicoli di una Napoli imbevuta dalle proprie usanze, costumi, il proprio dialetto e i propri angoli di mare e luce. La storia di una famiglia allargata, composta dai vicini, dalle zie, dai parenti chiassosi e dalle vite di ognuno, segnata da un lutto che ne cambierà i precari equilibri, costringendo i più giovani non più a immaginarsi ma diventare, in maniera veloce, adulti.

Filippo Scotti, vera rivelazione del film e del quale sicuramente sentiremo parlare, aiuta Sorrentino a immergersi nella propria adolescenza. Divenendone il miglior alter ego possibile e lasciando a Teresa Saponangelo, prevalentemente vista in TV e a Teatro, e a Toni Servillo, ormai sodale del regista, il ruolo di due perfetti genitori, fuori dal comune e da ogni genere di schema. Osannato dalla critica, amato e odiato dal pubblico l’ultima pellicola del regista 51enne non può far altro che riflettere ma solo a visione rigorosamente ultimata.

E’ stata la mano di Dio (Id.) Italia. 2021 Regia di: Paolo Sorrentino. Genere: Commedia Durata: 95′. Cast: Toni Servillo, Filippo Scotti, Teresa Saponangelo, Luisa Ranieri, Betti Pedrazzi, Massimiliano Gallo, Renato Carpentieri, Roberto De Francesco, Antonio Capuano, Cristiana Dell’Anna, Enzo Decaro. Fotografia: Daria D’antonio. Musiche: Lele Marchitelli. Sceneggiatura: Paolo Sorrentino.

È stata la mano di Dio, recensione del film di Paolo Sorrentino.

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