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Il ventenne Jerry Lee Lewis si trasferisce da Ferriday, un piccolo centro della Louisiana, a Memphis, in Tennessee, presso la casa di suo cugino J.W. Brown, anch’egli musicista, e con lo scopo di cercare un’audizione e una scrittura presso la Sun Records, che solo qualche anno prima aveva lanciato Elvis Presley. Dopo aver ottenuto la scrittura, e nel mentre che soggiorna a casa di J.W., Jerry Lee inizia a frequentare Myra, la tredicenne figlia di suo cugino.
Dennis Quaid, con capello ondulato d’ordinanza, nella seconda metà dei ‘50ies è pronto letteralmente a incendiare ogni pianoforte a sua disposizione, partendo da un piccolo centro rurale della Louisiana, approdando alla ricerca di fortuna nel territorio di Elvis prima che diventasse la sede di Graceland, magione nella quale “the King” decise di auto recludersi per gran parte della propria esistenza.
Nelle mani del regista Jim McBride, che aveva già diretto Quaid in Big Easy – Brivido Seducente (The Big Easy; 1986) in quel caso trasformandolo in un poliziotto facile alla corruzione, questa volta l’ex ‘signor Ryan’ viene plasmato a immagine di uno dei talenti musicali più particolari dell’epopea Rock delle origini. Anomalo per la sua scelta di piazzarsi dietro a un pianoforte a coda, in un’epoca nella quale chitarristi liberi di danzare sul palco erano la migliore panacea per qualunque teenager.
La biografia di Lewis, vergata a quattro mani dall’autore Murray Silver Jr. e da Myra Lewis, quella Myra divenuta prima amante e successivamente la ‘signora Lewis’, prima di un tumultuoso divorzio, e interpretata sul grande schermo da un appena diciottenne Winona Ryder, diventa la fonte d’ispirazione per una pellicola che esaurisce il proprio arco narrativo nel biennio che dal 1956 va al 1958, sufficiente per scavare un solco profondo nella vita di un eccellente pianista con cugino predicatore, un doppio matrimonio fallito alle spalle, un secondo cugino che come Jerry Lee vorrebbe sfondare nel mondo della musica e una cugina di appena tredici anni della quale s’invaghi perdutamente. Date queste premesse la pellicola di McBride avrebbe tutto per diventare un piccolo cult per amanti della musica e delle storie di provincia made in USA. Al contrario, e al netto della bravura camaleontica di Quaid, in grado, grazie anche all’aiuto dello stesso Jerry Lee di esibirsi sui palchi davanti a centinaia di adolescenti e meno adolescenti, fin troppo scalmanati, è invece una pellicola piena di inesattezze e in particolare di dialoghi coniugali decisamente poco credibili. Quaid frattanto occupa ogni angolo del palco con un fare istrionico che ricorda il vero Lewis, mentre Alec Baldwin nei panni di Judd, il cugino predicatore, riesce a opporvisi ma risultando anche lui troppo al di sopra delle righe.
Gli albori della musica Rock vengono narrati rimodellando la biografia di uno dei talenti più cristallini della ‘musica del diavolo’, capace d’incarnarne ogni angolo oscuro, offrendo al pubblico anche la rivisitazione di pezzi classici della tradizione blues e soul. E film che per quanto pieno d’incongruenze si ‘scola in poche sorsate’, capace di ricordare una delle numerose icone della musica dei ’50ies, di come abbia offuscato, ma solo in parte, la propria aurea, a causa di una vita fatta da troppi eccessi. Ma soprattutto un film dotato di una soundtrack che consigliamo di recuperare, per poter scoprire tutte la hit di un talento senza tempo.
Great Balls of fire – vampate di fuoco (Great Balls of Fire!). USA, 1989 Regia di: Jim McBride Genere: biografico, musicale Durata: 108′ Cast: Dennis Quaid, Alec Baldwin, Winona Ryder, Steve Allen, Lisa Blount, Trey Wilson, John Doe, Jimmie Vaughn Fotografia: Affonso Beato Montaggio: Lisa Day, Pembroke J. Herring, Bert Lovitt Musiche: Otis Blackwell Soggetto: Myra Lewis, Murray Silver Jr. Sceneggiatura: Jack Baran, Jim McBride Produttore: Orion Distribuzione: CDI – Columbia Tri Star Home Video.
Great Balls of Fire – vampate di fuoco, di Jim McBride