
Autore: Il Mancino
Editore: Self-publishing / Amazon
Data di pubblicazione: 18 dicembre 2025
Formati disponibili: Copertina flessibile (€ 15,59); Kindle: incluso in Kindle Unlimited
Pagine: 320 – edizione Kindle: Pagine 282
Distribuzione: Amazon
Il Boom economico degli anni del dopo guerra portò la nostra penisola a creare, nel periodo in bilico fra gli anni ‘50 e ‘70, nuovi quartieri periferici per coloro che stavano fuggendo dalle campagne e dal meridione, tutti motivati dalla ricerca di fortuna nelle più o meno distanti metropoli dello stivale.
Città come Roma, Genova, Milano, Torino, furono tutte accomunate dal medesimo destino d’immigrazione e stenti iniziali. E fra queste realtà nemmeno l’opulenta Bologna, più piccola ma non meno attraente agli occhi di chi partiva, ha saputo sfuggire all’arrivo di nuovi abitanti, non importa se immigrati o autoctoni, tutti accomunati dall’esiguità di possibilità economiche, che con loro hanno portato non solo il desiderio di affermarsi, ma anche l’inevitabile creazione di quartieri destinati ad accoglierli. Borgo Panigale, inglobato nella seconda metà degli anni ‘30 nel capoluogo emiliano, Corticella, la Bolognina, il Pilastro, tutti costruiti dal nulla, o semplicemente ingigantiti. E la Barca, quartiere che oggi presenta sembianze gradevoli, fatte di servizi alla persona, comunità di quartiere e interventi di riqualificazione urbana. Ma un quartiere che al momento della sua inaugurazione era identificato con Il Treno, un edificio così chiamato per via di una visione aerea che ancora oggi porta alla mente un convoglio ferroviario. Un edificio porticato di oltre mezzo chilometro. Sotto attività commerciali di ogni tipo, sopra appartamenti popolari. Nel mezzo una varia umanità incline anche alla microcriminalità. Un edificio che ha rappresentato il terreno fertile ove evoluivano i protagonisti di questo romanzo auto prodotto, un romanzo dal ritmo sincopato e altrettanto attraente.
Nel medesimo solco di romanzi true crime come Romanzo Criminale di Giancarlo De Cataldo, o Le notti di Arancia meccanica, divenuto per il grande schermo L’odore della notte (id.; 1998) di Claudio Caligari, Il Mancino, nome di fantasia legato al suo passato criminale, ci narra cosa volesse dire nascere sulle rive del fiume Reno, giocare con le bici da cross, correre a perdifiato negli anni adolescenziali, perdere la propria innocenza trovando soddisfazione nelle prime rapine e come si sia cementata un’amicizia fra cinque ragazzi che nel corso di un trentennio non si sono mai del tutto allontanati gli uni dagli altri, perché uniti da una comunità d’intenti e di fratellanza.
Un romanzo che sa mantenere ancorato alle pagine il lettore. Ma anche un romanzo che purtroppo pecca eccessivamente nella scelta di soffermarsi sulla descrizione di rapine e traffici, non approfondendo i dubbi, le incertezze, la vita dei protagonisti e della Bologna dell’epoca. Al tempo stesso un romanzo che sa infilarsi nel solco del genere thriller, creando uno spaccato sociale di un’epoca che ha lasciato il passo ai giorni nostri. Non certo un romanzo assolutorio ma una cronaca molto personale, sentita e cruda di un periodo storico della nostra penisola, un periodo da osservare per capire, perché solo capendo da dove veniamo forse riusciremo a leggere il nostro presente.


