Il braccio violento della Legge, di William Friedkin

a cura di Ciro Andreotti

L’agente della narcotici Buddy Russo, e il suo collega Jimmy Doyle, detto Popeye, noto per i metodi di lavoro estremamente brutali, commettono un errore nel corso di varie operazioni sotto copertura. Errori che li fanno cadere in disgrazia agli occhi dei superiori, che mal digeriscono i metodi violenti di Doyle. Jimmy riesce però a scoprire, grazie a una sua intuizione, dell’esistenza di un carico di eroina in arrivo a New York proveniente dal porto di Marsiglia. I due cercano quindi di farsi affidare il caso, ma i loro superiori non sono però del medesimo avviso.

Il regista William Friedkin reduce da un quadriennio di successi al botteghino, per pellicole tratte da musical e commedie, fra i quali da segnalare l’esordio: Good Times (id.; 1967) con protagonisti la coppia Sonny Bono e Cher, firmò il suo primo successo hollywoodiano grazie all’aiuto di Gene Hackman, consacrandolo a star assoluta per l’interpretazione ruvida e piena di rancore di Jimmy ‘Popeye’ Doyle. Il tutto all’alba di un anno, il 1971, che portò il cinema mondiale a sfornare avventure di sopravvivenza sia distopica, ma anche urbana, come Arancia Meccanica (A Clockwork Orange; 1971) di Kubrick e Cane di Paglia (Straw Dogs; 1971) di Sam Peckinpah.

La pellicola di Friedkin, basata su una reale operazione antidroga realmente in bilico fra USA e Francia, e dalla quale l’autore Robin Moore trasse il romanzo d’inchiesta The French Connection. Al contrario è ben più ancorata alla rudezza urbana della metropoli, descritta come un terreno di scontro fra buoni e cattivi e nel quale i buoni non riescono a essere troppo differenti da coloro che devono arrestare e i confini fra bene e male sono sfumati e sottolineati da riprese filtrate da una luce sinistra e al buio di notti fatte da appostamenti e inseguimenti.

La New York nella quale si muovono i poliziotti della squadra narcotici è degradata sia esteticamente, ma anche moralmente, da intrighi in seno alla polizia e connivenze con la malavita, così come i comportamenti scontrosi e illegali adottati da Jimmy Doyle e anche dal suo collega; eccellente in tal senso la prova di Roy Scheider nei panni del meno violento e maggiormente riflessivo Buddy Russo. Due agenti invisi ai loro superiori sia a causa di questi comportamenti, sia del poco desiderio di seguire la legge perché, esattamente come diceva Jimmy Malone in The Untouchables – Gli intoccabili (The Untouchables; 1987):

lui tira fuori il coltello, tu la pistola. Se manda uno dei tuoi all’ospedale, ne mandi uno dei suoi all’obitorio”.

Da sottolineare come i reali protagonisti dell’operazione antidroga; Eddie Egan e Sonny Grosso, vennero usato da Friedkin sia come consulenti, per dare una maggiore credibilità narrativa alla pellicola, ma anche come protagonisti di due piccoli ruoli. Successo mondiale garantito. Cinque statuette Oscar: Miglior Film, Regia, attore protagonista, montaggio e sceneggiatura. E con una eco che portò, nel 1975, a cavalcarne l’onda lunga con un sequel, con protagonista sempre Hackman, che non ebbe però il medesimo successo della pellicola capostipite.

Il braccio violento della Legge (The French connection). USA, 1971 Regia di: William Friedkin Genere: poliziesco, drammatico Durata: 105′ Cast: Gene Hackman, Fernando Rey, Roy Scheider, Tony Lo Bianco, Marcel Bozzouffi, Frédéric de Pasquale, Eddie Ergan Fotografia: Owen Oizman Montaggio: Jerry Greenberg Musiche: Don Ellis Soggetto: Edward M. Keyes, Robin Moore Sceneggiatura: Ernest Tidyman Produttore: Philip D’Antoni Productions Distribuzione: 20th Century Fox.

Il braccio violento della Legge, di William Friedkin

Valutazione finale: 7 / 10