In barca a vela contromano, di Stefano Reali

a cura di Ciro Andreotti

Massimo, un trentenne con ambizioni da calciatore, si fa ricoverare presso l’ortopedia di un ospedale Romano in attesa di essere operato ai legamenti del ginocchio. Il suo compagno di stanza, il lungodegente Luigi, gli spiega che l’operazione non è così semplice come gli è stata prospettata e inoltre i rischi post operatori potrebbero essere decisamente imprevedibili.

Le ambizioni di un calciatore quasi fuori tempo massimo si scontrano con i rischi di un’operazione, questo il nome dello spettacolo teatrale firmato dal regista Stefano Reali, cui deve andare incontro.

Valerio Mastandrea, in una delle sue prime apparizioni cinematografiche, impersona un Laureato in medicina quasi per errore, che per garantirsi un posto di lavoro viene convinto da un suo ex collega di Università, oggi chirurgo affermato, a smascherare un possibile traffico di posti letto, con una serie di sospetti che ricadono sulle spalle di un uomo dall’apparenza mite, dalla battuta sempre pronta e da anni imprigionato su una sedia a rotelle, a seguito di numerosi problemi post operatori.

Il film firmato dallo stesso Reali, fra gli autori della sceneggiatura curiosamente assistito anche da Diego Abatantuono, che avrebbe dovuto partecipare in qualità di attore, denuncia con una spruzzata di acre umorismo, le pieghe di una sanità pubblica afflitta dal sovraffollamento dei letti, che spinge i pazienti fra le braccia della sanità privata, da liste di attesa infinite, da operazioni eseguite in maniera raffazzonata, e necessarie per porre rimedio a errori precedenti, e ovviamente anche il traffico dei posti letto.

Fra colpi di scena, ritmi da film giallo, e un gruppo di attori che si muovono fra gli anfratti di un ospedale che ricorda un girone dantesco, in particolare l’ala occupata dai due compagni di stanza: Massimo e Luigi, nella quale fa capolino anche un giovane Enrico Brignano, nei panni di uno dei lungodegenti, si assiste alle giornate tipo e tediose di un ricoverato in un ospedale pubblico di una grande città. Oltre al già citato Mastandrea, sfilano davanti agli occhi del pubblico: Maurizio Mattioli nei panni di un infermiere sbrigativo, Ugo Conti in quelli di un altro infermiere, un nemmeno trentenne Pierfrancesco Favino, nella parte di un cardiologo ed ex compagno di studi di Massimo. E soprattutto l’ottimo Antonio Catania, per una volta coprotagonista, e già presente nella versione teatrale del film, nel ruolo di Luigi Bonsanti, lungodegente, che spiega a Massimo cosa l’attende e che gli cita l’aneddoto che dà il titolo alla pellicola, ovvero la storia dell’impiegato britannico Francis Chichester, quale forma di resistenza alle avversità delle malattie terminali.

Pellicola di denuncia che esattamente come lo spettacolo dal quale è stata tratta, risulta essere molto centrata, perché in grado di sfruttare il perenne bilico fra una battuta e una riflessione amara e che al momento della sua uscita purtroppo rappresentò un film di nicchia frutto di una distribuzione non certo in grande stile.

In barca a vela contromano (id.). Italia, 1997 Regia di: Stefano Reali Genere: commedia, drammatico Durata: 97′ Cast: Valerio Mastandrea, Davide Bechini, Maurizio Mattioli, Ugo Conti, Emanuela Rossi, Raffaele Vannoli, Manrico Gammarota, Pierfrancesco Favino, Enrico Brignano Fotografia: Marco Pontecorvo Montaggio: Paolo Benassi Musiche: Mauro Pagani Soggetto: Tratto dall’opera Teatrale di Stefano Reali: ‘OperazioneSceneggiatura: Stefano Reali, Ennio Coltorti, Diego Abatantuono Produttore: Colorado Film in collaborazione con Medusa Film e Mediaset Distribuzione: Medusa Distribuzione.

In barca a vela contromano, di Stefano Reali

Valutazione finale: 7 / 10