a cura di Ciro Andreotti
In un piccolo paese alle foci del Po arriva Mara supplente di scuola elementare che ha accettato l’incarico in attesa di partire per un progetto di cooperazione con il Brasile. Nello stesso paese vivono Giovanni, diciottenne che scrive per il giornale locale, e Hassan, meccanico Tunisino che s’innamora di Mara. Quando poco prima di lasciare il paese la ragazza viene assassinata il primo a essere accusato sarà proprio Hassan.

Carlo Mazzacurati riesce a raccontare le vicende un piccolo centro abitato in provincia di Rovigo. Uno di quei microcosmi della nostra penisola popolati da stereotipi che si possono intravedere nelle serate passate al bar del paese. Luoghi che alle due del pomeriggio di un fine settimana di metà estate possono essere velocemente confusi con città fantasma degne di terre di confine.
La leggerezza con la quale Mazzacurati dopo Notte Italiana (id.; 1987), dipinge ancora una volta i personaggi della provincia veneta, nel quale regna da sempre un eterno immobilismo, spiega quali siano i desideri del giovane Giovanni, interpretato dall’esordiente Giovanni Capovilla, che rappresenta a tutti gli effetti l’alter ego del regista. Un ragazzo desideroso di allontanarsi dal Polesine per inseguire i propri sogni, esattamente come lo stesso Mazzacurati fece a fine anni ‘70, prima come studente e successivamente nel mondo del cinema. Un Giovanni che nelle sue scelte viene assistito da una figura più esperta. Un giornalista affermato (Bencivenga) interpretato da Fabrizio Bentivoglio al quale si rivolge per ottenere preziosi consigli necessari per iniziare a lavorare nel mondo della carta stampata. Dando vita a uno scambio di battute, di stereotipi osservati dai tavolini del bar, dalle chiacchiere di paese, che a tutti gli effetti danno al film la sembianza di una vicenda figlia della commedia all’italiana, ma che a metà narrazione virano repentinamente verso un thriller nel quale il colpevole è trovato molto sbrigativamente e senza colpo ferire, figlio di una morale piena di preconcetti ai quali media, pubblico e lettori si abbandonano fin troppo velocemente.

Una sceneggiatura solida, scritta a più mani anche dallo stesso Mazzacurati, unita a gruppo di eccellenti caratteristi fra i quali spiccano Giuseppe Battiston e Natalino Balasso e la coprotagonista, la giovane Mara, maestra elementare interpretata da Valentina Lodovini, completano un film che piacerà e molto a chi ha amato Il Buio oltre la siepe (To Kill a Mockingbird; 1962) prima capolavoro letterario di Haper Lee, poi pellicola da Oscar firmata da Robert Mulligan, alla quale Mazzacurati ha voluto ispirarsi, parlando sia di giornalismo: la giusta distanza è la prima delle regole da seguire per evitare di farsi coinvolgere troppo, e soprattutto parlando dei preconcetti ai quali non sappiamo quasi mai resistere.
La giusta distanza (id.). Italia, 2007 Regia di: Carlo Mazzacurati Genere: Thriller Durata: 106′ Cast: Valentina Lodovini, Ahmed Hefiane, Giovanni Capovilla, Giuseppe Battiston, Fabrizio Bentivoglio, Natalino Balasso, Dario Cantarelli, Ivano Marescotti, Stefano Scandaletti Fotografia: Luca Bigazzi Montaggio: Paolo Cottignola Musiche: Tin Hat Trio Soggetto: Doriana Leondeff, Carlo Mazzacurati Sceneggiatura: Doriana Leondeff, Carlo Mazzacurati, Marco Pettenello, Claudio Piersanti Produttore: Fandango, RAI Cinema Distribuzione: 01 Distribution.


