a cura di Ciro Andreotti
Mariano De Santis, giurista di fama internazionale e attuale Presidente della Repubblica Italiana, è ormai arrivato agli ultimi sei mesi del suo mandato. Fra gli ultimi compiti ancora da assolvere l’approvazione di un disegno di legge riguardante l’eutanasia e la concessione di grazia a due detenuti colpevoli d’omicidio.

Settima collaborazione per la coppia artistica Servillo – Sorrentino, a solo un anno di distanza da Parthenope (id.; 2024), precedente pellicola diretta dal regista premio Oscar il quale decide d’immergersi nei dubbi di un ex giudice prestato al mondo della politica: Mariano De Santis, che nel corso della propria carriera ha potuto scalare le gerarchie del potere fino a divenire uno fra i Presidenti della Repubblica Italiana più rispettati di sempre, grazie a un pragmatismo che lo ha reso capace di scongiurare ben sei crisi di governo. Un uomo a fine carriera, prossimo alla fine del proprio mandato e un vedovo ancora innamorato della moglie Aurora, che ne attraversa i ricordi in ogni momento della giornata e soprattutto dall’ossessione per un presunto tradimento per il quale non riesce a darsi pace. Assistito da sempre dalla figlia Dorotea, anche lei giurista, che ha deciso di affiancarlo in qualità di sua assistente personale. De Santis, impersonato da Toni Servillo come sempre perfetto per tempi recitativi, sua la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile all’82°mostra del cinema di Venezia. Tempi acuiti da pause e soprattutto da espressioni facciali che scandiscono l’incidere di questo presidente noto per essere un centrista di vecchia data. Soprannominato “cemento armato” anche a causa delle sue proverbiali indecisioni. Sarà la figlia, impersonata da Anna Farzetti, capace di donarle l’animo caritatevole necessario per accudire un genitore per il quale si è sacrificata, per affiancarlo professionalmente e umanamente, a desiderare che il padre finalmente prenda almeno qualche decisione di capitale importanza, che in particolar modo proprio lei caldeggia. De Santis dovrà infatti decidere se approvare il disegno di legge riguardante l’eutanasia e se concedere la grazia a due assassini che da molti anni sono reclusi nel carcere di Torino. Scelte non semplici per un fervente cattolico come lui.

Le lunghe riflessioni personali venate da ricordi. Le ultime incombenze da Presidente, le visite ai due reclusi da graziare e i continui incontri privati con il Papa, per domandare cosa ne possa pensare di una decisione delicata come l’approvazione di una legge sul fine vita. Rappresentano la cifra stilistica di una pellicola che come sempre Sorrentino gira con una perfezione tecnica, di sceneggiatura e d’idee come di rado s’incontrano nel mondo del cinema, ma che non aggiunge molto al suo mondo e alla sua opera. Pellicola che quindi piacerà molto a chi apprezza la recitazione perfetta e prettamente teatrale di Servillo e le elucubrazioni di un intellettuale prestato alla politica.
La Grazia (id.). Italia, 2025 Regia di: Paolo Sorrentino Genere: Drammatico Durata: 135′ Cast: Toni Servillo, Anna Farzetti, Orlando Cinque, Massimo Venturiello, Milvia Marigliano, Simone Colombari, Alessia Giuliani, Roberto Zibetti Fotografia: Daria D’Antonio Montaggio: Cristiano Travaglioli Musiche: AA.VV. Soggetto: Paolo Sorrentino Sceneggiatura: Paolo Sorrentino Produttore: The Apartment, Numero10, PiperFilm Distribuzione: PiperFilm.


