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Sulle sponde del Lago D’Orta vivono il compositore musica Umberto, l’idraulico Beppe e il disoccupato Gigi. I tre si recano a prendere, all’uscita dal carcere: Toni, primogenito di Umberto e piccolo truffatore, per portarlo a festeggiare. Dopo una serata di bagordi, lungo il percorso che riporta a casa tutti quanti, avviene però qualche cosa di molto anomalo.
Albanese, regista, attore e autore di quest’ultima pellicola, torna dietro la macchina da presa per la settima volta e a soli tre anni di distanza dal precedente Cento Domeniche (id.; 2023). Questa volta per narrare una storia ambientata nei suoi luoghi d’origine e solo all’apparenza più leggera. Perché se nella sua ultima fatica era l’inganno della società capitalista, sotto forma di un dissesto di un istituto bancario, a piegare i sogni di un uomo come tanti e con lui la sua vita fin dalle fondamenta. Questa volta sono i declivi del Lago d’Orta che in maniera rurale e dolce, esattamente come le sue acque, accolgono le storie di una serie di personaggi che calzano alla perfezione sulle spalle dei membri del cast. Per sé stesso Albanese si riserva il ruolo di Umberto, un compositore di musica, con ben due divorzi alle spalle, che vive con l’illusione di aver salvaguardato i legami con entrambe le ex coniugi. E con due figli con i quali ha creato un rapporto decisamente sui generis a cominciare da Toni, interpretato dal venticinquenne Niccolò Ferrero già consumato attore di cinema, TV e soprattutto teatro, nei panni di un pregiudicato da poco scarcerato e che tratta il padre come fosse un amico. Beppe interpretato da Giuseppe Battiston, idraulico schiacciato dalla personalità materna, con la quale vive in simbiosi. E infine Gigi, un disoccupato interpretato da Nicola Rignanese che, ubriaco per tutto il corso della pellicola, ha da poco scoperto che una zia milionaria non gli ha lasciato nulla in eredità.
Tutti i protagonisti “se la raccontano” cercando soprattutto di raccontarla a tutti coloro che incontrano. Ma sarà una semplice notte di bagordi, che virerà inaspettatamente verso un lato più noir, che li costringerà a vedere ciascuno per quello che in realtà è, obbligandolo a rimettere i piedi nuovamente e saldamente sulla terra: Da Umberto, che spera sempre di poter finalmente “svoltare” e riprendersi in mano la sua vita. A Toni, che in attesa di processo fa finta di nulla. A Beppe, che da over 50, cerca di giustificare sempre il motivo per il quale vive ancora con una madre che lo tratta alla stregua di un semplice adolescente.
Una pellicola dal ritmo lento, che ha il problema di essere un mix anomalo fra un regolamento di conti fra vecchi amici e un possibile incidente stradale che poteva essere sfruttato decisamente meglio ai fini della narrazione. Un peccato per un film che con qualche piccolo accorgimento avrebbe potuto impreziosire ulteriormente il cv di uno degli autori più interessanti del nostro panorama.
Lavoreremo da grandi(id.). Italia – 2026 Regia di: Antonio Albanese Genere: commedia, drammatico Durata: 110′ Cast: Antonio Albanese, Giuseppe Battiston, Nicola Rignanese, Niccolò Ferrero, Chiara Pazzaglia, Alessandro Egger, Francesco Brandi, Bebo Storti Fotografia: Italo Petriccione Montaggio: Davide Miele Musiche: Giovanni Sollima Soggetto: Antonio Albanese, Piero Guerrera Sceneggiatura: Antonio Albanese, Piero Guerrera Produttore: Palomar, Piper Film Distribuzione: Netflix.