
Film inizialmente presentato al Festival di Cannes 2025, nella sezione Un Certain Regarde, e successivamente e inizialmente disponibile in sala negli stessi luoghi che fanno da cornice viva alle peregrinazioni dei tre protagonisti e girovaghi. Ovvero quell’operoso nord-est motore del paese, osservato da una prospettiva diversa, quella dell’emarginazione e della solitudine, ancor meglio se notturna. Un’emarginazione di chi ha deciso di fuggire: in primis “Il Genio” dipinto dal solito ottimo Andrea Pennacchi, è rappresentativo di coloro che hanno preferito migrare per evitare ulteriori spiacevoli sorprese, cercando di lasciarsi alle spalle una vita che velocemente ha transitato dalla ruralità alla vita di fabbrica e dalla crisi economica. Successivamente quella tratteggiata dalle zone agricole trasformate in aree industriali che hanno reso celebre, e celebrato, il Veneto visto attraverso le narrazioni di due amici, due sconfitti dalla vita che, al contrario del Genio, hanno preferito rimanere e rovinarsi vivendo di espedienti saltuari con l’aggiunta di troppo alcool. La loro storia personale è progressivamente narrata a un giovane studente di architettura incontrato lungo la strada; il ventiseienne e irriconoscibile Filippo Scotti, noto al pubblico come co-protagonista di È stata la mano di Dio (id.; 2021) di Paolo Sorrentino, per il quale vinse anche il premio Marcello Mastroianni al Festival di Venezia 2021; con il quale i due cinquantenni hanno un legame favorito dalla ricerca del bicchiere della staffa definitivo. Un bicchiere che ovviamente non arriva mai. Portando i tre a muoversi in un territorio noto a CarloBianchi, scritto e pronunciato tutto attaccato, interpretato dal Bresciano Sergio Romano; e da Doriano, il cantautore e bassista Pierpaolo Capovilla, alla sua seconda incursione sul grande schermo dopo I Primi della Lista (id.; 2011) di Roan Johnson. Ideali per dare voce a un nord più marginale, sgangherato, ma anche tristemente più vero.

A tutti gli effetti l’opera prima del regista Francesco Sossai, il suo esordio del 2021, Altri Cannibali (id.; 2021), rappresentava il compito di fine corso presso la Deutsche Film- und Fernsehakademie di Berlino, ovvero l’accademia del cinema che produsse la pellicola; diventa uno spaccato crudo e convincente di cosa significhi l’emarginazione in luoghi operosi. Attraverso un road movie alcolico pieno di disincanto e incontri con personaggi altrettanto surreali, esattamente come i tre protagonisti. Incontri sottolineati dalle esperienze di ognuno dei tre. Attraversando una regione che così non si era probabilmente mai vista né osservata. Film che è vero fiore all’occhiello della scorsa stagione cinematografica, perfetto anche per i non avvinazzati.


