Stephen Glass è un giovane giornalista per la rivista culturale New Republic ed è famoso per essere capace di scovare con grande facilità vicende interessanti che trasforma in scoop di successo, una dote che la sta portando a diventare uno dei cronisti più celebri di tutti gli USA. C’è solo un problema, Stephen in più di un’occasione ha inventato completamente i propri articoli.

Billy Ray, inizialmente famoso per la propria carriera da sceneggiatore, ma che grazie a questo felice esordio mise a segno una narrazione asciutta, ma coinvolgente, riesce nell’intento di offrire all’allora ventiduenne Hayden Christensen una parte capace di esaltarne le capacità recitative, portandolo a sfornare una prova da grande attore consumato impersonando quello che viene comunemente riconosciuto come uno fra i maggiori inventori di menzogne della carta stampata “made in USA”. Christiensen, che all’epoca della pellicola era coetaneo del vero Glass, ne dipinge il fare mellifluo unito alla capacità di catturare l’attenzione dei colleghi e dei lettori con scoop accattivanti e seducenti, grazie a una capacità narrativa che lo accomunava a un attore o a un romanziere, e non a un cronista di rara bravura.
Al fianco del giovane Skywalker, ruolo che Christiensen stava contestualmente impersonando per il lancio della seconda trilogia di Star Wars, si muove un cast che per tutti e 95 i minuti della proiezione si muove come un cronometro di rara precisione: da Chloë Sevigny, nella parte di una collega e amica di Stephen, sino a Peter Saarsgard, nella parte non semplice del neo direttore della rivista che deve cercare non solo di conquistare la redazione, ma anche la fiducia di chi nel giovane Glass aveva intravisto molto più di un semplice collega ma un amico sincero del quale fidarsi.
Una pellicola giocata completamente sul pathos creato dalla presenza ingombrante del giovane cronista e nella sua vana ricerca di giustificazioni e scuse. Girata negli interni della redazione, non lasciando mai o quasi il benché minimo spazio per esterni o attimi che non riguardino quello che pubblicamente negli Stati uniti è ricordato fra i momenti più bui del giornalismo d’assalto. In seguito Glass, dopo aver scritto del suo passato in un’autobiografia dai contenuti molto controversi, ha cercato invano di ricrearsi una verginità professionale come avvocato.
Pellicola colpevolmente passata in sordina ma assolutamente consigliabile per chiunque, sia che vi piacciano i film a sfondo giornalistico – redazionale sul “quarto potere”, sia che amiate la costruzione delle verità da parte di abili manipolatori.



