Marty Supreme, di Josh Safdie

a cura di Ciro Andreotti

New York, primi anni ‘50. Marty Mauser, commesso in un negozio di scarpe e appassionato di tennis tavolo, ambisce al titolo internazionale British Open, per affermarsi come miglior giocatore del mondo e rendere finalmente noto uno sport del tutto ignorato sul suolo americano. Ma Marty ha anche una vita molto travagliata alla perenne ricerca di denaro per poter finanziare la propria passione.

I fratelli Safdie (Ben e Josh) per una volta si dividono portando al cinema due pellicole incentrate su storie realmente accadute e con sullo sfondo la magia, è il caso di dirlo, dello sport. E se per Ben il mondo dell’MMA, le arti marziali miste, non ha più segreti, grazie a The Smashing Machine (id.; 2025) con protagonisti Emily Blunt e Dwayne “The Rock” Johnson. Per il fratello Josh il tennis tavolo diventa lo sport, e conseguentemente l’ispirazione, per la pellicola con la quale potrebbe sbancare la prossima notte degli Oscar. Una pellicola Ispirata alla vita di Marty Reisman, tennista da tavolo noto per le sue spacconate perennemente sopra le righe, ma anche dotato di carisma al di fuori del comune, il tutto però senza citarlo apertamente perché la sceneggiatura è solo liberamente ispirata alla sua biografia.

Stiamo parlando di un film d’azione e una dramedy nella quale a impersonare questo ex commesso e (anti)eroe, abile con parole e racchetta, è il trentenne Timothée Chalamet, giunto alla terza candidatura Oscar, dopo Chiamami col tuo nome (Call Me by Your Name; 2018) diretto dall’italiano Luca Guadagnino, e il ruolo di Dylan nel Biopic A Complete Unknown (id.; 2025) firmato da James Mangold. Chalamet offre una prova Larger Than Life esattamente come le gesta del suo personaggio, riuscendo a occupare lo schermo nella sua totalità. Trasformando in semplici comprimari tutti gli altri membri del cast, fra i quali si apprezzano sia il ritorno di Gwyneth Patlrow a sei anni di distanza da Avengers: Endgame (id; 2019). Il ritorno sul grande schermo per il rapper Tyler, the Creator. Fran Drescher divenuta celebre per il ruolo di protagonista nella sitcom La Tata (the Nanny; 1993-1999). E il regista Abel Ferrara che per una volta si trova davanti, e non dietro, la macchina da presa.

Ma è Cahalamet che come detto, diviene un tutt’uno con il copione, il palco e il proprio ruolo. Rendendo quasi di contorno, sia la trama che il resto della troupe. Una trama che funziona perché veloce, come un servizio di rovescio; piena di colpi di scena, situazioni ai limiti dell’assurdo, create per giustificare le scelte di un personaggio che pensava di essere benedetto da un talento inaudito e per questo si sentiva autorizzato a fare di tutto per ottenere quel che gli serviva, incluso il furto e il raggiro.

Film che pensiamo difficilmente rimarrà impresso nella memoria di chi lo vede. Per quanto stiamo parlando di una pellicola ben confezionata e altrettanto ben diretta, ma senza che giunti alla sua conclusione si possano cercare ulteriori chiavi di lettura che vadano oltre una sinossi accattivante. Probabilmente però tutto questo sarà sufficiente per convertire qualcuna delle nove candidature in altrettante statuette. E di certo è altrettanto difficile rimanere impassibili di fronte a uno Chalamet che arrivato alla sua ennesima candidatura, potrebbe finalmente ottenere la tanto agognata statuetta Oscar.

Marty Supreme (id.) USA. 2025 Regia di: Josh Safdie Genere: drammatico, biografico Durata: 150′ Cast: Timothée Chalamet, Gwyneth Paltrow, Odessa A’Zion, Kevin O’Leary, Abel Ferrara, Tyler – The Creator, Fran Drescher Fotografia: Darius Khondji Montaggio: Ronald Bronstein, Josh Safdie Musiche: Daniel Lopatin Soggetto: Liberamente ispirato alla vita di Marty Reisman Sceneggiatura: Ronald Bronstein, Josh Safdie Produttore: Central Pictures, A24 Distribuzione: I Wonder Pictures.

Marty Supreme, di Josh Safdie

Valutazione finale: 6 / 10