
Una vicenda che nasce fra le pieghe della penisola del dopo guerra e per la precisione nel mondo dell’editoria vietata degli anni ‘60 e ‘70. Nella sensibilità di una censura che era pronta a eliminare tutto quello che poteva turbare la quiete di un’Italia imbevuta di morale, finta o reale. E soprattutto una vicenda che prende spunto da una storia vera. Una storia che funge da anticamera alle evoluzioni della futura giornalista Debora Attanasio fra le mura di Diva Futura nel film omonimo di Giulia Louise Steigerwalt. Se però nella pellicola firmata dall’autrice Statunitense erano gli anni ‘80, lo sguardo surreale di Riccardo Schicchi e l’avvento della pornografia a dettarne la trama. In questo caso è la determinazione di una donna improvvisamente tradita da un marito affarista e “arraffista“, l’ottimo Francesco Colella, già visto in ruoli altrettanto efficaci sia in serie TV, sia al cinema, che scandisce il tempo narrativo. Sullo sfondo del mondo dell’editoria eros-chic con i suoi giochi di potere, pronti a cercare di eliminare una contendente non reputata all’altezza e che sarà non troppo repentinamente spazzata invece via da quel mondo in carne e celluloide professato dallo stesso Schicchi, ma quest’ultimo epilogo nella serie non si vede, ma lo si può facilmente intuire.
A impersonare Adelina Tattilo, desiderosa di emanciparsi dal marito e d’impiegare la propria rivista come modo per sensibilizzare le lettrici, una Carolina Crescentini in ottimo stato di grazia. Ogni episodio diventa una guerra contro il tempo, per salvare una rivista sempre a rischio chiusura. Contro la morale, incarnata dalla censura spesso ottusa e quasi sempre vendicativa, e da un mondo non ancora pronto a certe battaglie. Contro detrattori, incarnati da affaristi squali che vedono la protagonista come un’usurpatrice. E contro le guerre interne alla redazione nella quale si muove un altrettanto eccellente Filippo Nigro.



