Nel nome del padre, di Jim Sheridan

a cura di Ciro Andreotti

Gerry Conlon, hippie irlandese trapiantato in una comune di Londra, viene arrestato dalla polizia con l’accusa di essere membro dell’IRA e autore di una strage in un pub della capitale. Assieme a Gerry finiranno in carcere anche parte dei suoi famigliari e con loro anche suo padre Giuseppe, con il quale Gerry ricucirà un rapporto mai veramente esistito.

Nel 1993 la vita giovanile dell’attivista Irlandese Gerald Conlon, detto Gerry, venne debitamente scandagliata dal regista Jim Sheridan in un climax di tensione e degrado. Il degrado della Belfast dei primi anni ‘70, lacerata da scontri sanguinari fra esercito inglese e manifestanti dell’IRA. Il degrado nel quale precipitò tutto il mondo anglosassone, autore di arresti preventivi necessari per arginare attentati che stavano affliggendo ogni angolo del regno. E il degrado creato da uno degli errori giudiziari più incredibili che siano mai stati perpetrati ai danni di cittadini innocenti. A farne le spese un gruppo di ragazzi capeggiati da un perdi giorno irlandese, impersonato da Daniel Day Lewis, reduce dal premio Oscar 1990 per il ruolo del pittore disabile Christy Brown in Il mio piede sinistro (My Left Foot: The Story of Christy Brown;1989) nel quale era sempre diretto da Sheridan. Oltre a un gruppo di loro famigliari, tutti accusati di essere stragisti affiliati all’IRA.

Day Lewis seppe trasformare il ventenne Conlon diventando tutt’uno con il suo personaggio. Modellandosi a somiglianza di un uomo colpevole di ingenuità, di desiderio di vagabondare, ma non di essere uno stragista e troppo velocemente etichettato come un assassino perché trovatosi lui come altri, nel luogo sbagliato nel momento sbagliato.

La sceneggiatura, modellata sull’autobiografia di Conlon, seppe muoversi su due piani narrativi: il primo che risiede nell’evidente errore giudiziario che costò la libertà a un gruppo di innocenti. Il secondo sul legame lentamente recuperato fra un figlio, non esemplare, e un padre, un altrettanto monumentale Pete Postlethwaite, visto da Gerald come un pavido uomo timorato di Dio, dal quale ha sempre cercato di prendere le distanze, ma che i sei anni trascorsi in carcere assieme lo porteranno a ricredersi riguardo la sua profondità morale.

Completa la pellicola una Emma Thompson, nel ruolo di una legale molto combattiva a caccia di giustizia, e una splendida colonna sonora che affonda le proprie radici nel Rock & Blues dei ‘70, capaci di tramutare il film di Sheridan in una pellicola imperdibile, ma altrettanto clamorosamente ignorata alla notte degli Oscar del 1994.

Nel nome del padre (In the Name of The Father). Irlanda – UK, 1993 Regia di: Jim Sheridan Genere: Drammatico Durata: 130′ Cast: Daniel Day Lewis, Emma Thompson, Pete Postlethwaite, John Lynch, Corin Redgrave, Mark Sheppard, Anthony Brophy Fotografia: Peter Biziou Montaggio: Gerry Hambling Musiche: Trevor Jones Soggetto: Gerry Conlon Sceneggiatura: Terry George e Jim Sheridan Produttore: Universal Pictures, Hell’s Kitchen Films Distribuzione: Universal Pictures, CIC Video.

Nel nome del padre, di Jim Sheridan

Valutazione finale: 8 / 10