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La notte del primo novembre 1975 un’Alfa GT viene fermata sul lungo mare di Ostia da una pattuglia dei carabinieri. Alla guida è un diciassettenne romano che vive di espedienti: Giuseppe Pelosi, detto Pino. L’auto è intestata allo scrittore e regista Pier Paolo Pasolini. I carabinieri si recano immediatamente a casa Pasolini per capire per quale ragione la macchina sia in possesso di un estraneo e ad accoglierli trovano Graziella, cugina dello scrittore. Graziella va immediatamente ad avvisarlo, ma stranamente il regista non è nella sua camera.
“Io so….”. Incipit di una delle più famose invettive giornalistiche di Pierpaolo Pasolini, autore deceduto nella notte del primo novembre 1975, e invettiva che echeggia nel vuoto degli ultimi cinquant’anni a causa di una verità processuale modificata da numerose ipotesi e differenti piste. Da testimonianze e ritrattazioni, tutte capaci di una sola inconfutabile verità: La realtà ricostruita dai processi non ha mai trovato un colpevole credibile per un omicidio di un autore e personaggio altrettanto scomodo.
Il regista Marco Tullio Giordana, che da sempre è un appassionato del messaggio Pasoliniano, al punto d’impiegare il titolo di una raccolta di poesie quale titolo di uno dei suoi lavori più celebri – La meglio gioventù (id.; 2003) – fa affidamento sul riadattamento di due romanzi d’inchiesta: l’uno del saggista Enzo Siciliano, l’altro, e omonimo della pellicola, a sua firma. Il film si sofferma sulle prime concitate ore successive all’arresto di Pino Pelosi, che nel corso dei decenni fu tra i primi a modificare più volte la propria versione, fino alla sentenza di primo grado arrivata solamente a un anno circa di distanza. Nell’alternanza fra immagini di repertorio e di Pier Paolo Pasolini in particolare, il film si trasforma in un mix fra il documentario e il film giallo, riuscendo a descrivere i mesi successivi a quel primo giorno di novembre, le scelte della famiglia Pasolini su come approcciare il processo. Fino ad arrivare, con i fatti, ad asserire come, con ogni probabilità, la scelta di accusare Pino Pelosi sia stata una più che probabile soluzione di comodo.
Pellicola che va vista come la migliore ricostruzione di uno dei più intricati misteri dello scorso secolo, paragonabile alla mini – serie Il Mostro (id.; 2025) ma con la capacità, a differenza della serie firmata da Stefano Sollima, di restringere in meno di due ore la ricostruzione del caso in una maniera più serrata, meno dispersiva e maggiormente centrata.
Pasolini, un delitto italiano(id.). Italia, Francia – 1995 Regia di: Marco Tullio Giordana Genere: drammatico, thriller Durata: 100′ Cast: Nicoletta Braschi, Toni Bertorelli, Andrea Occhipinti, Victor Cavallo, Rosa Pianeta, Giulio Scarpati, Umberto Orsini, Claudio Amendola, Ivano Marescotti, Antonello Fassari, Claudio Bigagli Fotografia: Franco Lecca Montaggio: Cecilia Zanuso Musiche: Ennio Morricone Soggetto: Marco Tullio Giordana, Enzo Siciliano Sceneggiatura: Marco Tullio Giordana, Sandro Petraglia, Stefano Rulli Produttore: Cecchi Gori Group Distribuzione: Cecchi Gori Group.
Pasolini, un delitto italiano. Di Marco Tullio Giordana