a cura di Ciro Andreotti
1983. il giornalista Enzo Tortora, all’apice del successo grazie a Portobello, la trasmissione che conduce e va in onda sulla rete due, viene accusato da un pentito di camorra di essere membro della criminalità organizzata. Da quel momento per il presentatore inizia un calvario fatto di processi, accuse infamanti, carcere. Il tutto creato senza una vera prova concreta.

Marco Bellocchio, non ha mai provato per il casto Tortora particolare empatia, portandone comunque in scena tutta la parabola umana e riuscendo a esplorarne quegli anfratti che affondano le radici nel ricordo collettivo, esattamente come quattro anni or sono aveva saputo ripercorrere gli anni di Piombo attraverso la vita dell’onorevole Moro. Impiegando questa volta la potenza narrativa della storia processuale per raccontare a chi non c’era, o per rievocare, per chi era presente, cosa accadde nel bel mezzo del decennio più pop della nostra penisola. Ricreando un fatto di cronaca kafkiano, e che richiama non a caso ‘Il Processo’, con un uomo di successo nazionale la cui vita venne sconvolta come un fulmine a ciel sereno. Arrestato fra le mura di casa, con un trattamento che richiamava quello riservato ai criminali che lo avevano accusato.
Fabrizio Gifuni, già visto sempre diretto dal regista Piacentino proprio in Esterno Notte (id.; 2022), passa dalla figura dello statista originario di Maglie al volto nazional – popolare del rassicurante Enzo Tortora. Replicandone posture, toni di voce ma non le fattezze, che vengono immediatamente accantonate da chi osserva la prova monumentale alla quale l’attore ci permette di assistere. Come in un dramma epico si assiste al successo che ne decreta l’apice professionale, l’arresto, la condanna processuale e pubblica, costruita sulla base di confessioni spontanee e insinuazioni di pregiudicati e pentiti. Aggiungendo alla narrazione i dietro le quinte. I momenti di solitudine di un uomo clamorosamente finito nel tritacarne mediatico non per le sue abilità di presentatore ma per via di un arresto che rivisto a distanza di anni ha ancora dell’incredibile.
Senza giudicare o fornire una chiave di lettura per quel che accadde al personaggio e all’uomo, Bellocchio aggiunge alla vicenda umana una pletora di villain incarnati sia dagli accusatori, tra i quali si staglia la figura di Lino Musella, attore teatrale capace di tratteggiare la schizofrenia di Giovanni Pandico, il principale accusatore di Tortora, ma anche coloro che, dal lato delle istituzioni, decisero di porre una serie di giudizi morali sull’uomo ancor prima che sul caso.

Una serie che merita di essere vista perché sa appassionare fino all’ultima inquadratura, anche se se ne conosce l’epilogo narrativo. Una serie che pensiamo avrà vita semplice anche oltre i nostri confini, grazie alla medesima potenza narrativa, tecnica e recitativa di un cast e un regista che hanno saputo restituire dignità a un uomo ingiustamente e prematuramente giudicato colpevole.
Portobello (id.) Italia, 2026 Regia di: Marco Bellocchio Ideatore: Marco Bellocchio Soggetto: Marco Bellocchio, Stefano Bises, Giordana Mari e Peppe Fiore Sceneggiatura: Marco Bellocchio, Stefano Bises, Giordana Mari e Peppe Fiore Genere: Biografico, drammatico Durata: 6 episodi da 60′ l’uno Cast: Fabrizio Gifuni, Alessandro Preziosi, Lino Musella, Barbara Bobulova, Gianfranco Gallo, Carlotta Gamba, Massimiliano Rossi Uscita: 20 febbraio 2026 Produzione: Our Films, Kavac Film, arte (rete televisiva), Rai Fiction, The Apartment Distribuzione: HBO Max.
Portobello, serie TV


