
John Belushi, Chevy Chase e Dan Aykroyd. Ma anche Eddie Murphy, Steve Martin, Andy Kaufman e Bill Murray, oltre a miriadi di altri comici, artisti, Stand-up comedian e musicisti che hanno allietato e fatto il successo di film comici e altri programmi simili, nati e cresciuti successivamente e in seguito a un’idea che prese forma concreta sulla metà di ottobre di un decennio, che al di qua dell’oceano, è tristemente noto come ‘gli anni di piombo’, e al di là come la decade che aveva da poco dato l’addio al conflitto del Vietnam, mentre la cultura hippie la faceva ancora e ampiamente da padrona.
In questo clima surreale, fatto di saltimbanchi e follia, il poco più che trentenne Lorne Michaels, impersonato dal poco più che ventenne Gabriel LaBelle, rappresenta il vero collante di uno show che incredibilmente ha potuto esordire; basti pensare che fino all’ultimo momento Jonnhy Carson, e il suo show, avrebbe potuto prendere il posto del non ancora nato SNL, questo a causa di problemi di ogni tipo: da incendi improvvisi, ad artisti che sgomitano per modificare la scaletta e ottenere più spazio, arrivando a litigi e stracci che volano da un capo all’altro dei camerini, con una particolare acredine fra Chase e Belushi. Dai problemi di suono per assenza di tecnici, ingaggiati, solo all’ultimo momento, ad attori che si rifiutavano di firmare un contratto perché non convinti del proprio sketch di esordio; il riferimento al solito Belushi eclissatosi sino a pochi minuti dalla messa in onda, non è puramente casuale. Fino alla droga di ogni tipo e genere che non mancava nel backstage e che di certo non aiutava.
Jason Reitman, figlio di quell’ Ivan Reitman che con buona parte degli artisti del SNL ha avuto il piacere di fraternizzare e lavorare, dando vita fra l’altro al franchise di The Ghostbusters, solo per citare uno dei successi mondiali usciti da questa fucina di idee, ci riporta agli albori di uno show che ha cambiato il volto dell’America e di come tutti noi conosciamo lo spettacolo TV.



