Saturday Night, di Jason Reitman

a cura di Ciro Andreotti

L’11 ottobre 1975, alle 23.30, sulla NBC, dovrebbe andare in onda la prima puntata del Saturday Night Live. Il produttore e ideatore di spettacoli, l’esordiente Lorne Michaels, sta per dirigerne il primo episodio. Nel frattempo il cast di comici e attori che nel corso dei decenni seguenti popoleranno la TV americana e il cinema mondiale, si apprestano ad andare in onda ignari del successo che li sta per travolgere, alimentando al tempo stesso un clima ostile e pieno d’incidenti di scena che si protrarranno fino alla messa in onda.

John Belushi, Chevy Chase e Dan Aykroyd. Ma anche Eddie Murphy, Steve Martin, Andy Kaufman e Bill Murray, oltre a miriadi di altri comici, artisti, Stand-up comedian e musicisti che hanno allietato e fatto il successo di film comici e altri programmi simili, nati e cresciuti successivamente e in seguito a un’idea che prese forma concreta sulla metà di ottobre di un decennio, che al di qua dell’oceano, è tristemente noto come ‘gli anni di piombo’, e al di là come la decade che aveva da poco dato l’addio al conflitto del Vietnam, mentre la cultura hippie la faceva ancora e ampiamente da padrona.

In questo clima surreale, fatto di saltimbanchi e follia, il poco più che trentenne Lorne Michaels, impersonato dal poco più che ventenne Gabriel LaBelle, rappresenta il vero collante di uno show che incredibilmente ha potuto esordire; basti pensare che fino all’ultimo momento Jonnhy Carson, e il suo show, avrebbe potuto prendere il posto del non ancora nato SNL, questo a causa di problemi di ogni tipo: da incendi improvvisi, ad artisti che sgomitano per modificare la scaletta e ottenere più spazio, arrivando a litigi e stracci che volano da un capo all’altro dei camerini, con una particolare acredine fra Chase e Belushi. Dai problemi di suono per assenza di tecnici, ingaggiati, solo all’ultimo momento, ad attori che si rifiutavano di firmare un contratto perché non convinti del proprio sketch di esordio; il riferimento al solito Belushi eclissatosi sino a pochi minuti dalla messa in onda, non è puramente casuale. Fino alla droga di ogni tipo e genere che non mancava nel backstage e che di certo non aiutava.

Jason Reitman, figlio di quell’ Ivan Reitman che con buona parte degli artisti del SNL ha avuto il piacere di fraternizzare e lavorare, dando vita fra l’altro al franchise di The Ghostbusters, solo per citare uno dei successi mondiali usciti da questa fucina di idee, ci riporta agli albori di uno show che ha cambiato il volto dell’America e di come tutti noi conosciamo lo spettacolo TV.

Giunto al cinema solo per tre giorni (dal 21 al 23 ottobre 2024) il film diretto dal regista di Juno (id.; 2007) e Tra le nuvole (Up in the Air; 2009) è uno spaccato fedele del clima che si respirava in quegli anni folli. Confonderlo però con un film comico sarebbe sbagliato e purtroppo è difficile ricordarsene a posteriori e a film concluso. E questo nonostante la meticolosità con la quale è stato ricreato l’ambiente, il dietro le quinte e il mondo dei camerini di un’epoca d’oro del mondo dello spettacolo. Un peccato aver sprecato un’occasione di questo calibro, ma forse di meglio era difficile poter fare.

Saturday Night (id.). USA, 2024 Regia di: Jason Reitman Genere: commedia, drammatico Durata: 110′ Cast: Gabriel Labelle, J.K. Simmons, Willem Dafoe, Rachel Sennott, Cory Michael Smith, Dylan O’Brien, Lamorne Morris Fotografia: Eric Steelberg Montaggio: Nathan Orloff, Shane Reid Musiche: Jon Batiste Soggetto: Gil Kenan, Jason Reitman Sceneggiatura: Gil Kenan, Jason Reitman Produttore: Columbia Pictures, SNL Studios, Right of Way Films Distribuzione: Eagle Pictures

Saturday Night, di Jason Reitman

Valutazione finale: 5 ½ / 10