Serpico, di Sidney Lumet

a cura di Ciro Andreotti

Frank Serpico, agente sotto copertura della polizia di New York, viene colpito a morte nel corso di un conflitto a fuoco. I sospetti ricadono immediatamente sui suoi colleghi dato che l’agente da sempre conduce una battaglia solitaria fatta di litigi e di denunce contro la corruzione che dilaga nel corpo di polizia.

Fra il 1959 e il 1972 l’agente Frank Serpico fu prima una recluta e poi un veterano della polizia della ‘Grande Mela’. Divenuto famoso grazie alla biografia a lui dedicata dal giornalista e autore Peter Maas. Serpico divenne protagonista suo malgrado di uno scandalo che dilagò nel corpo di polizia della ‘città che non dorme mai’, uno scandalo che debitamente riadattato per essere più romanzato e quindi raccontabile, fa da sfondo anche alla pellicola firmata da Sidney Lumet, nella quale l’agente di origine napoletana venne impersonato da uno degli attori feticcio della nuova Hollywood: un Al Pacino, all’epoca poco più che trentenne, che firmò una delle sue prove migliori di sempre, trasformandosi, a seguito di numerose ore di dialogo con il vero ex agente, esattamente nel suo clone; ovvero un agente sotto copertura, lavoratore infaticabile, figlio d’immigrati che per tutta la durata del film dimostra di essere un uomo integerrimo fino al parossismo, abile nell’infiltrarsi, ma che si accorge quasi immediatamente quanto il suo lavoro sia per molti aspetti inutile: perché tutti, colleghi e superiori, sono corrotti, e chi viene arrestato è per molti aspetti meno colpevole di chi lo deve arrestare. Un uomo tormentato per tutta la durata della pellicola da una sete di giustizia insaziabile ed è forse questo il limite del film, perché se da un lato la fotografia color pastello di Arthur J. Ornitz sa enfatizzare la parabola decadente della città americana per eccellenza, emblema di quel sogno americano che appena tre anni dopo venne messo ulteriormente alla berlina da Scorsese e dal suo Taxi Driver (id.; 1976), dall’altro lato è proprio questo continuo disincanto e senso di sconfitta che fa quasi odiare questo personaggio senza macchia né paura.

Film di denuncia comunque molto ben riuscito e che all’epoca girò ulteriormente il coltello in una piaga che stentò a rimarginarsi velocemente. Il vero Frank Serpico al momento dell’uscita della pellicola stava ancora testimoniando contro i suoi ex colleghi, creando un precedente che fece scandalo nell’opinione pubblica americana. Prova monumentale di Pacino, premiato anche con il David di Donatello, ma non con quella statuetta Oscar che arrivò solo venti anni dopo grazie al remake di Profumo di Donna (id.; 1974) di Dino Risi.

Serpico (id.). USA, 1973 Regia di: Sidney Lumet Genere: poliziesco, drammatico Durata: 130′ Cast: Al Pacino,John Randolph, Jack Keohe, Cornelia Sharpe, Tony Roberts, Allan Rich Fotografia: Arthur J. Ornitz Montaggio: Dede Allen Musiche: Mikīs Theodōrakīs Soggetto: Peter Maas Sceneggiatura: Waldo Salt, Norman Wexler Produttore: Dino De Laurentis Distribuzione: CEIAD.

Serpico, di Sidney Lumet

Valutazione finale: 7 / 10