Shame, di Steve McQueen

a cura di Ciro Andreotti

Brandon Sullivan vive a New York e lavora per una grande multinazionale. Sembra una persona di successo e felice ma nasconde un segreto; ha sviluppato una seria dipendenza dal sesso che gli impedisce di avere una vita relazionale gratificante. Tutto pare comunque procedere normalmente sino a quando non arriva nella sua casa sua sorella Sissy desiderosa di ricevere ospitalità e aiuto.

Il secondo lungometraggio del regista Britannico, allora poco più che quarantenne, Steve McQueen, esplora una condizione molto particolare dell’animo umano: la difficoltà di rendersi conto di quando un atteggiamento apparentemente visto come sano e normale, le abitudini sessuali, diventi una dipendenza impossibile da dominare e domare. Michal Fassbender proprio con l’aiuto del regista, con il quale aveva già lavorato tre anni prima, al momento del suo esordio con Hunger (id.; 2008) riguardante il trattamento subito dai terroristi dell’Ira, riesce a descrivere perfettamente le inquietudini urbane di un solitario agente di borsa. Veloce a chiudere i contratti quanto inadatto ad avere una vita di coppia e affettiva. Fra spostamenti per mezzo della metro di New York, non luogo fatto d’isolamento forzato e ravvicinato, capace di comprimere persone in spazi angusti. Brandon si dimostra al tempo stesso inadatto per cercare una qualunque forma di aiuto, pur essendo sempre freddo, impassibile e consapevole del suo problema, la dipendenza da sesso in ogni sua forma, ma desideroso di rimanere comunque solo, capace nel mantenere a debita distanza anche sua sorella Sissy, piena di altrettanti problemi e interpretata in maniera altrettanto efficace da Carey Mulligan, candidata all’Oscar per Driven (id.; 2011) firmato dal regista e sceneggiatore Nicolas Winding Refn. Il tutto in un clima costituito da atmosfere cupe e metropolitane, segnate da una luce perennemente filtrata oppure assente. Ove New York viene utilizzata per veicolare un messaggio intriso di solitudine, disperazione per una vita priva di redenzione o cura. Proprio la Metro rappresenta questo tratto solitario, con il desiderio del protagonista, e degli altri passeggeri come lui, di sfiorarsi, di guardarsi, sorridersi, ma sempre stando un passo indietro per la paura di disturbare o esporsi.

Quindi se siete appassionati di storie riguardanti i rapporti umani e la difficoltà nell’intrecciarli all’ombra di problemi ben più vasti, relazionali, ma senza una morale di fondo, questo è il film che fa per voi.

Shame (id.) UK – 2011 Regia di: Steve McQueen Genere: Drammatico Durata:100′. Cast: Michal Fassbander, Carey Mulligan, James Badge Dale, Nicole Beharie. Fotografia: Sean Bobbitt Musiche: Harry Escott Soggetto: Steve McQueen Sceneggiatura: Steve McQueen, Abi Morgan Montaggio: Joe Walker Produzione: Film4, UK Film Council, Alliance Films, Lipsync Productions, HanWay Films, See-Saw Films. Distribuzione: BiM Distribution.

Shame, di Steve McQueen

Valutazione finale: 7 ½ /10