Suburra, di Stefano Sollima

a cura di Ciro Andreotti

Roma. 5 Novembre 2011. Il senatore Magliardi, membro del partito di maggioranza, trascorre una notte con due escort. Al termine della notte una delle ragazze muore e per occultarne il cadavere l’amica si rivolge a un membro della famiglia di usurai zingari: Anacleti. Magliardi, che sta per fare approvare in senato una legge favorevole all’edificazione di un complesso lungo il litorale di Ostia, per tentare di mettersi al riparo da future ripercussioni, si rivolge imprudentemente al capo della malavita Ostiense: ‘numero 8’. Iniziando una veloce discesa in un incubo fatto di ricatti e morte.

Dopo Romanzo Criminale l’ex magistrato De Cataldo, questa volta con l’aiuto del giornalista Carlo Bonini, quest’ultimo autore del romanzo All Cops Are Bastards, e quindi già avvezzo anch’egli a storie di frontiera, ripercorre la macilenta caduta negli inferi di una città che richiama l’antichità; già perché Suburra altri non era che un quartiere dell’Urbe ove i criminali e il potere si muovevano a braccetto, in un intreccio incontrovertibile di favori e sangue. Ancora oggi il quartiere storico della Roma imperiale mantiene le cinta murarie di quella che da sempre è riconosciuta come una zona pericolosa e cupa. Fatta di gente ben poco raccomandabile ma senza la quale non si può pensare di comandare. 

Una storia quella narrata da Sollima che parte quindi dalle ceneri di Freddo e del Libanese, ovvero due dei protagonisti di Romanzo Criminale – La serie (id.; 2008-2010) serie nata grazie alla penna di De Cataldo, ma che dal romanzo omonimo si discosta rapidamente attualizzandosi, balzando nel corso dell’anno di uscita (parliamo del 2015) al disonore delle cronache. È difatti fin troppo semplice intravedere in alcuni personaggi coloro che realmente hanno popolato le cronache recenti a cominciare da un Claudio Amendola, ideale nel ruolo di Samurai, ex membro della Magliana e oggi faccendiere per conto proprio e del mondo politico. O Pierfrancesco Favino, in quello di un onorevole appassionato di minorenni e droga. Fino ad Alessandro Borghi che ancora lungo il litorale Ostiense, che già lo aveva fatto conoscere al grande pubblico grazie a Non essere cattivo (id.; 2015), opera postuma di Claudio Caligari,  riesce a colpire nuovamente nel segno, nel ruolo di un coatto dagli occhi spiritati e dal grilletto fin troppo facile.

Ogni tassello alla fine s’incastra alla perfezione in un ingranaggio ben oleato, nel quale anche Elio Germano e il compianto Antonello Fassari, riescono a trovare una collocazione che sa metterli al centro di una serie di vicende complesse ma ben orchestrate, grazie a una sceneggiatura solida e livida, esattamente come lo sfondo fatto di pioggia e allagamenti che per una settimana sconvolgeranno la vita di ogni protagonista.

Film da recuperare se avete amato Romanzo Criminale – La serie, e al quale fare seguire la visione della serie omonima, nella quale gli stessi personaggi, con l’aggiunta di nuovi protagonisti, faranno ancora da sfondo alle vicende della Roma dei giorni nostri.

Suburra (id.). Italia – Francia, 2015 Regia di: Stefano Sollima Genere: Drammatico Durata: 130′ Cast: Pierfrancesco Favino, Elio Germano, Claudio Amendola, Alessandro Borghi, Greta Scarano, Antonello Fassari, Adamo Dionisi  Fotografia: Paolo Carnera Montaggio: Patrizio Marone Musiche: Pasquale Catalano Soggetto: Carlo Bonini, Giancarlo De Cataldo Sceneggiatura: Sandro Petraglia, Stefano Rulli, Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini Produttore: Cattleya, La Chauve Souris Distribuzione: 01 Distribution.

Suburra, di Stefano Sollima

Valutazione finale: 7 ½ / 10