The Lincoln Lawyer, di Brad Furman

a cura di Ciro Andreotti

A Los Angeles l’avvocato Mike Haller si muove sulla sua Lincoln adattata a studio legale e inoltre è famoso per accettare come clienti esclusivamente spacciatori, criminali e persone decisamente poco raccomandabili, che gli consentono guadagni facili e continui. All’uscita da un’udienza Mike viene avvicinato da un membro della facoltosa famiglia Roulet, che desidera sottoporgli il caso di Louis, accusato dello stupro di una donna conosciuta in un bar.

The Lincoln Lawyer, recensione del film diretto da Brad Furman

Lo sceneggiatore e regista Brad Furman, qui alla sua seconda regia, riesce a entrare in punta di piedi in una pellicola abbandonata da Tommy Lee Jones e afferrando al volo un’occasione nella quale la sostituzione dietro la macchina da presa, Jones era presente anche al fianco di Matthew McConoughey, è perfettamente riuscita. Portando sul grande schermo il romanzo omonimo firmato da Michael Connelly, autore già sfruttato sia dal piccolo, ma anche dal grande schermo. Il successo della serie Bosch (id.; 2014-2021) e del suo spin-off: Bosch – L’eredità (Bosch: Legacy; 2022-2025) è frutto della sua penna e del suo personaggio più celebre, e questa pellicola, come la serie omonima Netflix, già arrivata alla quarta stagione, è debitrice proprio alla saga di Harry Bosch essendo Mike Haller il fratellastro di quest’ultimo.

Furman riesce a ottenere un Thriller mozzafiato che richiama le medesime atmosfere dipinte da Ed Norton in Schegge di Paura (Primal Fear; 1996) e aggiungendovi la vita di un avvocato molto particolare. Uno che rifiuta di avere uno studio e si muove a bordo della sua Lincoln per muoversi fra un caso e un’udienza e che usa la sua auto come sostituto del proprio studio, dove ricevere i propri assistiti. Un Matthew McConoughey, nei panni di un legale dall’apparenza dissoluta, un avvocato non certo alle prime armi, ma nemmeno in grado di saper difendere e distinguere i ‘giusti’ dai ‘cattivi’ sostanzialmente perché ben poco interessato alla veridicità delle loro affermazioni e delle testimonianze processuali. Perché per l’avvocato Haller tutto quel che conta è l’importo delle proprie parcelle. E solamente all’arrivo della famiglia Roulet, e di Louis, interpretato da Ryanne Phillippe, forse accantonato troppo velocemente dal cinema di cassetta, a beneficio di attori decisamente meno espressivi, le idee del dottor Haller iniziano lentamente a vacillare in una sorta di lenta catarsi. Portando la scala di valori di questo Yuppies forense a cambiare drasticamente. Offrendo allo spettatore un thriller pieno di colpi di scena, cambi di prospettiva, frutto di una trama e di un soggetto decisamente solidi. Fino a essere trascurato ingiustamente dal cinema di casa nostra per ragioni di distribuzione decisamente inspiegabili.

Prova di ottimo livello di tutto il cast, a partire dai due protagonisti, fino a tutti i comprimari, tra i quali segnaliamo Marisa Tomei. Pellicola quindi da recuperare, assieme a tutto quello che è uscito dalla penna di Connelly, a iniziare da Bosch sino alla recente serie Netflix. Garantiamo che non ve ne pentirete.

The Lincoln Lawyer (Id.). USA, 2010 Regia di: Brad Furman Genere: drammatico, thriller Durata: 120′ Cast: Marisa Tomei, Matthew McConaughey, Ryan Phillippe, John Leguizamo, William H. Macy, Josh Lucas, Bryan Cranston. Fotografia: Lukas Ettlin Montaggio: Jeff McEvoy Musiche: Cliff Martinez Soggetto: Michael Connelly Sceneggiatura: John Romano Produttore: Lakeshore Entertainment, Lionsgate Distribuzione: Andrea Leone Films.

The Lincoln Lawyer, di Brad Furman

Valutazione finale: 7 / 10