Uno sbirro in appennino, serie TV

a cura di Ciro Andreotti

Il commissario Vasco Benassi, della questura di Bologna, a causa di un errore di servizio viene spostato dalla città al commissariato di Muntagò, suo paese di origine situato nell’appennino tosco – emiliano. Vasco dovrà fare i conti sia con il ritorno nella sua casa natale, sia con i ricordi in essa custoditi, ma anche con un nuovo staff di agenti; fra i quali spiccano la cugina Gaetana, la giovane Amaranta e Fosco, agente scelto che lo ha seguito da Bologna.

In un’epoca fatta di polizieschi e indagini TV ambientate anche fra i crinali delle montagne, il riferimento a Rocco Schiavone (id.; 2016 – in produzione) non è casuale, si posiziona questa nuova serie partorita dalla mente dello scrittore e sceneggiatore Fabio Bonifacci, che nei luoghi delle riprese, l’immaginario paese di Muntagò, è cresciuto. Bonifacci che ha pensato il personaggio del protagonista, un commissario single, trasandato quanto basta e poco avvezzo all’uso di gerarchia e armi, per la figura del suo interprete: un Claudio Bisio che gigioneggia semplicemente essendo sé stesso. A dargli una mano un gruppo di attori nei quali spicca il consumato caratterista Antonio Gerardi nei panni di un vecchio collega con il quale Benassi ha da sempre numerosi conflitti personali. Valentina Lodovini, nei panni di Nicole Poli, sindaco del capoluogo, e unita a Vasco da una storica amicizia. Oltre a un cast composto da personaggi fissi che con il commissario danno vita alle indagini che si susseguono nel corso degli otto episodi, e fra i quali si staglia in particolare il personaggio della giovane agente Amaranta Palomba, impersonata da Chiara Celotto, con la quale Vasco costruirà un legame che è quanto di più simile a quello che unisce un padre a una figlia.

Quattro i casi che si susseguono nel corso delle otto puntate. E se da un lato le voci di chi accusa la sceneggiatura di aver dato alla serie una cifra stilistica che vira dal serio al faceto in maniera troppo repentina, per favorire la verve comica di Bisio. Dall’altro lato va riconosciuto a Bonifacci di aver creato intrecci polizieschi che non valgano quelli offerti da un prodotto seriale tratto da una serie di romanzi, ma che riescono comunque a catturare la curiosità del pubblico perché supportati dalla conoscenza di tutti gli stilemi dei polizieschi anche di matrice procedural.

Dirige Renato De Maria, che con le ambientazioni Felsinee ha una lunga storia di amore, avendo sia girato Paz! (id.; 2002) e avendo partecipato attivamente al periodo culturale Bolognese degli anni ‘70. La prima serie si conclude con un cliffhanger che apre a una più che possibile seconda stagione. Gli ascolti confermano questo possibile trend, dando ragione alle scelte di sceneggiatura di usare l’appennino, nella realtà il paese di Castiglione dei Pepoli e dintorni, con tutta la sua oasi paesaggistica e la storia che ne percorre le strade, come locations di una serie che ha tutto per poter proseguire la sua parabola narrativa.

Uno sbirro in appennino (id.) Italia, 2026 Regia di: Renato De Maria Ideatore: Fabio Bonifacci Soggetto: Fabio Bonifacci Sceneggiatura: Fabio Bonifacci, Valentina Gaddi Genere: poliziesco, commedia Durata: 1 stagione 8 episodi da 50’ – 60′ circa l’uno Cast: Claudio Bisio, Valentina Lodovini, Antonio Gerardi, Chiara Celotto, Michele Savoia. Uscita: 9 aprile 2026 Produzione: Picomedia, Rai Fiction Distribuzione: RaiPlay, Rai 1.

Valutazione finale: 6 ½ / 10