Il respiro del diavolo, la recensione dell’Horror di Stewart Hendler

Il respiro del diavolo, recensione del film diretto da Stewart Hendler.

Il regista Stewart Hendler, per il suo primo lungometraggio, ha voluto fortemente, dopo aver letto la sceneggiatura, realizzare questo film, nel quale ha cercato di mescolare le carte, creando non solo un Horror ma anche un Thriller sul rapimento e riscatto.

Max, scontata la sua pena detentiva, vuole rifarsi una vita con Roxanne e aprire una tavola calda.
Per mettere in atto il suo progetto ha bisogno di soldi, così chiede un prestito in banca, che però gli viene rifiutato. Demoralizzato, accetta un “lavoretto”, facile e sbrigativo, da un suo vecchio amico.
L’obiettivo è rapire un bambino di una ricca famiglia della zona, chiedere il riscatto e dividersi il malloppo. L’evoluzione degli avvenimenti si rivela più complicata di quanto tutti avessero potuto immaginare. Il ragazzino nasconde qualcosa di diabolico e i rapitori, uno alla volta, se ne renderanno conto. Chi vincerà in questo gioco con la morte?

Il respiro del diavolo, recensione del film diretto da Stewart Hendler.
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L’idea del bambino malefico è usata e abusata dal cinema, basti pensare ai numerosi film giapponesi, come la trilogia di Ringu e Ju-On o The Grudge, in cui le apparizioni dei bambini, che racchiudono in sé il male e si adoperano per farne agli altri, sono alla base di alcune loro tradizioni e leggende.

Il regista Stewart Hendler ci regala un film piacevole e ben costruito.

Oltre a ciò il racconto è ben sviluppato, creando aspettativa nel pubblico. Per ricreare l’atmosfera isolata e boschiva della campagna del New England è stato scelto lo Yukon e le location attorno a Vancouver. Il regista voleva il più possibile utilizzare degli scenari naturali, per ottenere autenticità. È stato chiamato come direttore della fotografia Dean Cundey, maestro del genere Horror, che si è fatto conoscere lavorando assieme a John Carpenter nella produzione di Halloween, The Fog – Nebbia assassina e molti altri.

L'attore Josh Holloway in una scena del film.
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Gli antagonisti che dominano la scena sono Max (Josh Holloway) e David (Blake Woodruff), un rapitore compassionevole e disonesto e un bambino che riesce a mutare velocemente il suo sguardo. Il bambino riesce a manipolare la psiche delle sue vittime, attraverso un sussurro (quello del titolo originale) che risuona incessantemente nelle loro menti, nel momento in cui si rendono conto di chi si trovano davanti, oramai è troppo tardi.

Un’altra figura importante è quella dei lupi. Nella cultura occidentale i lupi sono stati per secoli uno dei simboli del male, che venivano associati al mistero, al potere, al pericolo, per queste caratteristiche sono al servizio di David. Un’altra peculiarità del genere è l’isolamento dall’abitato della baita, in cui accadono i sinistri incidenti, un luogo circoscritto e lontano da occhi indiscreti.
Le figure dei due detective sono esili, quasi non dovessero esserci, ricoprendo un ruolo da comparsa o un cammeo. Tutto sommato un film piacevole.

Il respiro del diavolo (Whisper.) USA 2007 Regia di: Stewart Hendler. Genere: Horror, Thriller. Durata: 104′. Cast: Josh Holloway, Sarah Wayne Callies, Blake Woodruff, Joel Edgerton, Dul Hill, John Kapelos, Shannon Hand, Tara Wilson, Teryl Rothery, Tara Wilson, Erika-Shaye Gair. Fotografia: Dean Cundey. Musiche: Jeff Rona. Sceneggiatura: Christopher Borrelli.

Il respiro del diavolo, recensione del film diretto da Stewart Hendler.

Valutazione finale: 6,5/10

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