Smoke, di Wayne Wang

a cura di Ciro Andreotti

A Brooklyn, all’incrocio fra la terza e la settima, Auggie Wren ogni giorno solleva la saracinesca del proprio negozio di articoli per fumatori dando il via a un andirivieni di amici, fumatori e fumatori – amici. Fra questi c’è anche lo scrittore Paul Benjamin, che da quando ha perso la moglie ha smarrito la propria ispirazione.

La recente scomparsa di Paul Auster, scrittore fra i più abili nel creare l’iconografia di New York a livello mondiale, ha gettato nello sconforto buona parte dei suoi ammiratori che l’avevano conosciuto anche grazie a questa pellicola datata 1995. Basata su un racconto dal titolo: Il racconto di Natale di Auggie Wren (Auggie Wren’s Christmas Story; 1990) nato dal desiderio di Auster di esplorare le vite di un insieme di personaggi della metropoli accomunati dalla frequentazione di un negozio di quartiere.

Il film portato in scena dal regista asiatico Wayne Wang, rappresenta ancora oggi una narrazione minimalista costruita su un’impalcatura fatta di chiacchiere e aneddoti, di storie che s’intrecciano ai bordi della ‘grande mela’, su un crocevia di strade situate ben distanti dai luoghi più noti della metropoli.

Un manipolo di comprimari di spessore con i loro discorsi che vanno dal Baseball alla politica locale, dai rapporti sentimentali e famigliari fino alla filosofia e ai legami con la storia del tabacco, quest’ultima alimentata dalla presenza di uno scrittore caduto in disgrazia, impersonato egregiamente dal premio Oscar William Hurt, sono la vera anima di un film che trasuda di vita vissuta, senza una trama precisa, ma che trova il proprio centro nevralgico nel fumo del titolo e nel negozio di proprietà di Auggie Wren, un altrettanto splendido Harvey Keitel, che per l’occasione non ha dovuto liberarsi delle proprie sembianze da ‘duro’ mettendo questa caratteristica al servizio di un uomo che sa racchiudere sia momenti di grande profondità psicologica, sia una scorza fatta di poche parole spesso molto ruvide.

Alla sinistra di Harvey Keitel un attore di chiare origini Italiane divenuto famoso come gestore di un Fast Food decisamente sui generis

Alla fine Smoke risulta essere la visione di uno scrittore post – moderno che prese a riflettere su come le vite degli avventori di un semplice drug store – tabaccheria possano diventare fonte d’ispirazione per una serie di intrecci narrativi senza particolari sbocchi, il cui inizio è già fissato nella mente di ognuno, perché ognuno si presenta con la propria storia già scritta. E la cui fine non si esaurisce con la conclusione del film o del libro, esattamente come nel caso della vita di ognuno di noi.

Quindi se anche voi, come noi, avete amato il negozio di Auggie Wren, vi consigliamo di recuperare sia l’opera omnia di Auster, con un particolare sguardo a Trilogia di New York (The New York Trilogy; 1985) e al racconto dal quale è stato tratto il film. Ma anche America Oggi (Short Cuts; 1993) di Robert Altman, altro inno al minimalismo americano fissato su celluloide.

Vincitrice dell’Orso d’Argento, Gran Premio della Giuria al Festival di Berlino, Smoke ebbe anche un ottimo e inatteso sequel dal titolo Blue In The Face (Id.; 1995) pellicola diretta da Wang con la partecipazione dello stesso Auster, e ricavata dalle improvvisazioni degli attori della pellicola capostipite desiderosi di non abbandonare la tabaccheria fra la terza e la settima strada.

Valutazione Finale: 8 / 10

Smoke (id.) USA, Germania 1995 Regia di: Wayne Wang, Paul Auster (quest’ultimo non accreditato) Genere: Drammatico Durata: 113′. Cast: Harvey Keitel, William Hurt, Forest Whitaker, Stockard Channing, Ashley Judd, Victor Argo.Musiche: Rachel Portman Scenografia: Kalina Ivanov, Jeffrey D. McDonald, Karen Wiesel Fotografia: Adam Holender Montaggio: Maysie Hoy, Christopher Tellfsen Soggetto: Paul Auster Sceneggiatura: Paul Auster Produzione: Miramax, Neue Deutsche Filmgesellschaft (NDF), Euro Space, Internal, Smoke Productions Distribuzione: Cecchi Gori Group, Cineteca Lucana.

Smoke, di Wayne Wang