The Accountant, recensione del film diretto da Gavin O’Connor

The Accountant, recensione del film diretto da Gavin O’Connor.

A Hollywood esiste la cosiddetta blacklist, un elenco delle sceneggiature che piacciono ma che faticano a trovare i finanziamenti da parte degli studios. Anche la sceneggiatura di The Accountant, di Bill Dubuque è entrata nella backlist per l’anno 2011. Una delle notizie che girano su questa pellicola è che Mel Gibson era interessato al ruolo del protagonista e i fratelli Coen potevano essere i registi. Peccato, veramente un peccato, perché con i Coen sarebbe stato totalmente un altro film e sicuramente la sceneggiatura sarebbe stata sostanzialmente trasformata.

The Accountant, recensione del film diretto da Gavin O'Connor.
  • Save

Perché in fondo l’idea di questo mediocre film è interessante. Ci sono molti ingredienti originali ma sono stati messi troppo alla rinfusa, quasi da poter dire troppi ingredienti messi assieme male. Era necessario conservare il soggetto, cambiare lo script quasi completamente e dare alla regia una fantasia e un punto di vista diverso. C’è Ben Affleck lasciato un po’ a se stesso e che non è riuscito a dare un ruolo da protagonista al suo personaggio. C’è Anna Kendrick, insipida e mai fotografata al meglio. Quindi troviamo un ritmo blando e passaggi salienti confusi più due classiche scene finali in stile Jason Bourne o Mission Impossible. Imbarazzantemente le due parti più divertenti del film.

Christian Wolff è un uomo affetto dalla sindrome di Asperger. Una forma di autismo apparentemente meno invasiva, naturalmente è un tipo solitario e quasi privo di sentimenti, ed è un genio matematico. Ha una società contabile la ZZZ Accounting a Plainfield in Illinois ma in realtà è una copertura contabile. Lui lavora per i maggiori cartelli della delinquenza internazionale da cui prende altri profitti che dà quasi tutti in beneficenza. Una voce femminile misteriosa lo contatta per telefono per assegnargli dei lavori e gli risolve qualche problema impellente. Veniamo a sapere con dei flash back che da bambino era problematico, vessato dal padre e protetto dalla madre.

Un film che in alcuni passaggi diventa lungo, confuso e con scene che non terminano mai…

Gli venne offerta la possibilità di vivere all’Harbor Neuroscience Institute nel New Hampshire, ma suo padre, un ufficiale dell’esercito, non accettò. Poco dopo la madre se ne andò di casa e si risposò mentre lui con il fratellino più piccolo sono allevati dal genitore che impone loro una disciplina ferrea. Li porta in giro per il mondo, 34 case in 17 anni, per un autistico è veramente troppo e li addestra alle arti marziali e a varie altre tecniche di combattimento. Ma torniamo all’oggi, a Christian viene assegnato la verifica delle finanze della compagnia Living Robotics, la cui contabile Dana Cummings una scialba Dana Kendrick ha trovato discrepanze sospette.

Christian e Dana, lavorano insieme e l’uomo scopre ben presto che 61 milioni di dollari sono stati sottratti dalla compagnia. Ma il boss della compagnia, Lamar Blackburn e sua sorella invece di ringraziarlo cancellano il lavoro appena fatto, pagano Christian e lo mandano via. Subito i due contabili sono condannati a morte e alcuni killer sono in azione per eliminarli, ma l’abilità di combattente di Christian riesce a eliminare una decina di uomini e a salvare anche la sua nuova amica all’ultimo istante. Vanno a ripararsi in un albergo e iniziano a ragionare sui fatti.

Contemporaneamente è sulle tracce di Christian il direttore dei crimini finanziari per il Dipartimento del Tesoro, King, che conosce Christian con l’alias il Contabile. Ma è la giovane analista che lavora per lui Marybeth Medina a scoprire chi sia Christian, i soli indizi che hanno inizialmente sono i numerosi nomi di copertura e una registrazione di una sparatoria in cui diversi membri della famiglia criminale Gambino vengono uccisi probabilmente proprio dal Contabile.
L’analista Medina realizza che le identità di copertura di Christian sono tutti famosi matematici e riesce a capire, isolando la sua voce dalla registrazione, che è affetto da autismo.

The Accountant è un film dalla sceneggiatura affastellata di fatti e potenzialità non mantenute.

La pista la porta al modesto ufficio che Christian usa come copertura e scopre che scrive dichiarazioni fiscali con donazioni all’Harbor Neuroscience Institute. Ma Christian non è preoccupato dell’agenzia statale che è sulle sue tracce, continua a indagare e comprende che il colpevole di tutto è Lamar Blackburn. E allora assalta la residenza di Lamar, protetta da un esercito di mercenari guidati dall’Assassino che scopriremo essere il fratello più piccolo di Christian che non vede da diversi anni…

The Accountant è un film dalla sceneggiatura affastellata di fatti e potenzialità non mantenute. Un film banalmente muscolare che si avvita su se stesso seguendo le corde dell’action criminal movie. Un diverso, ma anche Rambo è un solitario, di poche parole e quasi privo di sentimenti che si scontra contro la criminalità, i poteri forti e le agenzie governative. E hai voglia a nobilitare una storia del genere con frasi come D’altra parte la diversità prima o poi spaventa. Un film che per dire male alcune variabili del genere diventa lungo, confuso in vari passaggi e con scene che non terminano e in fondo poco attento alla descrizione dell’autismo, per quanto cinematografico sembra quasi che alcuni passaggi siano stati presi da Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte. Ma la sua debolezza, oltre allo script ambizioso e vacuo, è una regia da film di serie B.

The Accountant (Id.) USA 2016 Regia di: Gavin O’Connor. Genere: Poliziesco, Thriller, Azione Durata: 128′. Cast: Anna Kendrick, Ben Affleck, Jon Bernthal, J.K. Simmons, Jeffrey Tambor, John Lithgow, Cynthia Addai-Robinson. Fotografia: Seamus McGarvey. Musiche: Mark Isham. Sceneggiatura: Bill Dubuque.

The Accountant, recensione del film diretto da Gavin O’Connor.

Share via
Copy link
Powered by Social Snap