Accattone, di Pier Paolo Pasolini

a cura di Ciro Andreotti

A Roma, fra le borgate degradate alla periferia della città, vive Vittorio Cataldi detto “Accattone”, nulla facente e protettore di una prostituta di nome Maddalena. Quando la ragazza viene arrestata l’unica speranza di sopravvivenza per Vittorio diventa sostituire Maddalena con una nuova ragazza: Stella.

Girato fra le baracche delle borgate alla periferia della capitale, brulicanti di un’umanità varia e pronta a tutto per sopravvivere; “Accattone” narra la vita di uno di questi spiantati, o per meglio dire di colui che ne rappresenta il prodromo e le cui sorti erano tanto care al regista e scrittore. Autore capace di narrare quella parte di umanità ai margini di una capitale piena di possibilità. Il film, per parola dello stesso Citti, venne girato senza comparse ma semplicemente affidandosi a coloro che quelle borgate le popolavano. Il tutto per dare un’ulteriore credibilità a recitazioni che recitazioni non erano, ma semplicemente spaccati personali della vita di tutti i giorni fatte di giornate spesso vuote trascorse fra l’Appia antica e il ponte Testaccio e grazie all’imprescindibile apporto dei volti degli stessi ragazzi veramente provenienti da queste realtà marginali perché:

…..solamente questi ragazzi possono rappresentare loro stessi e nessun altro….”.

Pier Paolo Pasolini

Una vita distante da quella dell’Italia dei primi anni ’60. Siamo difatti agli albori del boom economico tanto ostracizzato dal regista, a causa del grande impoverimento culturale che temeva potesse coinvolgere ogni strato sociale. Un boom i cui echi non sono tangibili da parte di sfollati e sottoproletari a causa un istinto di conservazione che non permetteva anche allo stesso Accattone, di ricrearsi una vita professionale normale, in grado di levargli di dosso quella polvere da troppo tempo respirata e incollatagli addosso come una seconda pelle.

Le riprese, ultimate superando numerose difficoltà, basti pensare che Federico Fellini rinunciò alla produzione preoccupato dal tema della pellicola e dall’inesperienza del regista, rappresentano il primo tentativo, ben riuscito e ultra premiato, sia dalla critica che dal pubblico, ma solo nel tempo, di portare al cinema una crasi dei primi romanzi dell’autore, ovvero Ragazzi di Vita (1955) e Una vita violenta (1959). Il risultato fu così sconcertante da creare un’aspra critica nel corso della 22° mostra del Cinema di Venezia, fino ad allarmare la censura che ritirò l’opera dalle sale. Il tutto a causa di un colpo alla bocca dello stomaco per coloro che credevano in un’Italia post bellica ormai ampiamente ricostruita, ignari sia delle condizioni abitative disumane in cui versavano molti connazionali, sia degli espedienti con i quali molti di loro sbarcavano il lunario.

Un’ultima curiosità riguarda la decisione dello stesso regista di girare il film quasi contestualmente alla sua seconda opera; Mamma Roma (id.; 1961). Per la quale gli aneddoti sul legame fra Pasolini e Anna Magnani si sprecano ancora oggi, a iniziare da un’antipatia dovuta all’impossibilità per Pasolini d’incanalare le capacità artistiche della Magnani nel ruolo della protagonista.

A distanza di anni al contrario fu proprio lo stesso regista a doversi ricredere perché la Magnani divenne non solo la prostituta Mamma Roma ma con ogni probabilità anche l’attrice, assieme ai fratelli Citti e Ninetto Davoli, più rappresentativa del suo cinema.

Accattone (id) Italia, 2022 Regia di: Pier Paolo Pasolini Genere: drammatico Durata: 116′ Cast: Franco Citti, Franca Pasut, Silvana Corsini, Paola Guidi, Mario Cipriani, Piero Morgia, Luciano Conti, Luciano Gonini, Alfredo Leggi. Fotografia: Tonino Delli Colli Musiche: Carlo Rustichelli Sceneggiatura: Pier Paolo Pasolini, Sergio Citti Produttore: Arco Film, Cino Del Duca Distribuzione: Cino Del Duca

Accattone, di Pier Paolo Pasolini

Valutazione finale: 8 / 10